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giovedì, aprile 15, 2010

Il ricordo svanisce, ma l'emozione resta

Tratto da: Le Scienze


Una ricerca mostra che la coloritura emotiva stimolata da un evento persiste ben al di là del ricordo dell'evento stesso
L'esperienza di un'emozione persiste ben al di là del ricordo dell'evento che l'ha suscitata. Lo ha dimostrato un esperimento condotto da ricercatori dell'Università dell'Iowa, che ne riferiscono i risultati in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) a prima firma Justin Feinstein.

I ricercatori hanno studiato cinque pazienti sofferenti di una rara forma di danno all'ippocampo, una struttura cerebrale critica per il trasferimento delle informazioni dalla memoria a breve a quella a lungo termine, che provoca lo stesso tipo di amnesia che si riscontra nei pazienti con Alzheimer.

Nel corso dello studio, a ogni paziente sono stati fatti visionare per venti minuti filmati con coloritura emotiva allegra o triste. Dieci minuti dopo, i soggetti sono stati testati per controllare quanto ricordavano, con risultati negativi, come atteso. Normalmente una persona ricorda in media una trentina di dettagli, mentre questi pazienti non erano in grado di rievocarne neppure uno.

"In effetti, però, essi continuavano a conservare quell'emozione, con la tristezza che permaneva un poco più a lungo rispetto alla contentezza, e questo comunque ben più a lungo del loro ricordo del film. Nelle persone sane, si nota col tempo un progressivo deterioramento di quelle sensazioni con il tempo. In due pazienti ciò non avveniva e la tristezza persisteva."

La scoperta mette in questione la diffusa concezione che la cancellazione di un ricordo doloroso possa eliminare la sofferenza psichica e al contempo mette in evidenza l'importanza dell'attenzione al benessere emotivo dei pazienti con Alzheimer.

"Una semplice visita o una telefonata dei parenti può avere un effetto positivo sullo stato emotivo dei pazienti anche se questi si dimenticano rapidamente dell'evento", osserva Feinstein. "D'altra parte, l'indifferenza anonima del personale della casa di riposo può rendere il paziente triste, frustato e con sentimenti di solitudine anche se non ricorda il perché." (gg)

martedì, giugno 30, 2009

I meccanismi neurofisiologici dell'ipnosi

Tratto da: Le Scienze

La suggestione ipnotica di paralisi non inibisce l'attività dei centri motori, ma ne altera la comunicazione con il resto del cervello attraverso un'area che gestisce l'immagine di sé
L'ipnosi ha un effetto indiscutibile sul comportamento e sul cervello. Diversi studi hanno attestato che la suggestione ipnotica è in grado di indurre cambiamenti nell'attività cerebrale correlata alla memoria, alla percezione del dolore, ai movimenti volontari attraverso processi che mediano il controllo esecutivo e l'attenzione, ma in nessuno di essi si era controllato se tali cambiamenti sono legati a un'inibizione dell'attività motoria o a uno scollegamento dei sistemi di controllo dell'esecuzione delle azioni.

La risposta viene ora da una ricerca condotta preso il Centro di neuroscienze dell'Università di Ginevra, i cui autori firmano un articolo sulla rivista "Neuron".

"Abbiamo usato la risonanza magnetica per visualizzare direttamente se una suggestione ipnotica di paralisi attivi specifici processi inibitori e se questi possano o meno corrispondere a quelli responsabili dell'inibizione in condizioni post-ipnotiche", ha detto Yann Cojan, che ha diretto lo studio.

Nell'esperimento i soggetti erano stati istruiti a compiere o meno un movimento di una mano a seconda del tipo di stimolo che ricevevano. Una parte dei soggetti è stata quindi ipnotizzata suggerendo loro che mano sinistra fosse paralizzata, mentre ai restanti i soggetti era stato detto di simularne soltanto la paralisi. In questo modo i ricercatori hanno potuto rilevare che l'ipnosi provocava una serie di cambiamenti di attività nelle aree prefrontale e parietale coinvolte nell'attenzione, oltre a notevoli modificazioni nell'attività di connessione fra la corteccia motoria e le altre aree del cervello.

Nonostante la suggestione di paralisi, la corteccia motoria dei soggetti ipnotizzati risultava attivata in modo normale durante la fase preparatoria del compito. Ciò suggerisce che l'ipnosi non sopprima l'attività nei cammini motori o che elimini la rappresentazione dell'intenzione motoria. L'ipnosi era peraltro associata a un aumento di attivazione del precuneo, una regione cerebrale coinvolta nella memoria e nell'immagine di sé, e con una riconfigurazione del controllo di esecuzione mediato dai lobi frontali.

I ricercatori hanno così concluso che l'ipnosi induce una disconnessione dei comandi motori dai normali processi volontari sotto l'influsso di circuiti cerebrali coinvolti nel controllo dell'esecuzione e dell'immagine di sé.

"Questi risultati suggeriscono che l'ipnosi possa esaltare i processi di auto-monitoraggio che consentono alla rappresentazione interna di sé generata dalla suggestione di guidare il comportamento, ma che non agiscano direttamente attraverso una inibizione motoria". (gg)

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lunedì, dicembre 11, 2006

Autoinduzioni e ricordi negativi

La mente si mantiene in salute smorzando i ricordi negativi

La mente, nel momento in cui richiamiamo alla memoria eventi importanti della nostra vita, tende automaticamente a smorzare i sentimenti negativi ad essi eventualmente correlati e a lasciare intatti quelli positivi. Lo afferma un articolo pubblicato sul Journal of Personality, e condotto da Wendy-Jo Wood e Michael Conway, entrambi della Concordia University di Montreal (Quebec, Canada).
Per portare a termine il loro lavoro, gli autori hanno realizzato due studi coinvolgendo rispettivamente 79 e 279 studenti universitari. Hanno chiesto loro di richiamare alla mente dei ricordi particolarmente significativi, riguardanti eventi che avevano contribuito a formare la loro personalità, e di descrivere le emozioni che avevano provato al momento e quelle che provavano ricordandoli.
Secondo i risultati dei questionari, gli studenti nel riportare ricordi legati a esperienze negative come la fine di un rapporto o la morte di una persona cara, hanno sentito molto diminuiti i sentimenti di paura, rabbia e dolore. Mentre nel ricordare momenti più belli hanno avvertito inalterate le sensazioni di gioia e felicità.
“Le persone cercano di guardare il lato positivo anche nelle esperienze di vita più difficili, e tentano per quanto possibile di sminuire l’impatto negativo che alcuni eventi del passato hanno avuto”, spiega Conway.
Si cerca di dare un senso a tutte le esperienze della vita. Questo, secondo gli autori, aiuta a mantenere e a migliorare la salute mentale di ogni individuo.
Secondo Conway, “tutti possono provare forti reazioni emotive in situazioni estreme e tutti hanno bisogno di fare i conti e venire a patti con questi eventi per mantenere un’opinione positiva di sé e del mondo in generale”.

Le tecniche ipnotiche e autoipnotiche di gestione del materiale mnestico permette di realizzare ristrutturazioni profonde dei ricordi negativi sottraendo loro la componente emozionale negativa e promuovendo il graduale spostamento dall'attenzione dall'evento doloroso verso le risorse positive del medesimo periodo storico e concentrandosi sull'evidenza , confermata dal proprio presente, di essere sopravvissuto al meglio all'evento negativo esperito. La ristrutturazione dei ricordi negativi attraverso l'ipnosi o l'autoipnosi con la focalizzazione su esperienze positive del passato autorinforzanti promuovono il consolidamento di un'autonomia più stabile.
Fonte: Wood W, Conway M. Subjective impact, meaning making, and current and recalled emotions for self-defining memories. Journal of Personality 2006; 74(3):811.

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venerdì, novembre 17, 2006

Le donne non sono brave in matematica? Solo suggestione

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Esistono stereotipi di ogni genere sulle differenze congenite tra uomo e donna, uno di questi riguarda la matematica: le donne non ci capirebbero assolutamente nulla. Lo affermava anche il rettore di Harvard, che per questo motivo è stato licenziato. Per stabilire la verità è stato realizzato uno studio, pubblicato sulla rivista Science, che mostra che non è vero che le donne non sono brave in matematica ma che sono convinte di non esserlo e agiscono di conseguenza.

Nello studio a due gruppi di donne sono stati assegnati due test di matematica separati da due letture. Le letture erano diverse tra i due gruppi e anche all'interno del gruppo stesso. In un gruppo alcune donne leggevano che effettivamente gli uomini sono geneticamente avvantaggiati nella risoluzione dei problemi di natura matematica mentre le altre leggevano che il fatto che spesso gli uomini in quest'ambito si dimostrano più bravi delle donne è dovuto all'ambiente e non ai geni.

Nell'altro gruppo una lettura non trattava dell'argomento in particolare ma sottolineava la natura di donne delle partecipanti, mentre l'altra affermava che non esistevano differenze di sorta tra uomini e donne. Secondo i risultati, nel primo gruppo le donne a cui era sottolineata una differenza genetica con gli uomini hanno fatto molto peggio rispetto alle colleghe. Lo stesso è successo nel secondo gruppo dove le donne alle quali è stata rinfacciata la propria natura non hanno raggiunto il livello delle colleghe alle quali era stato ricordato che non esistono differenze di genere.

Questa non è incapacità, ma suggestione. E il cervello reagisce ad essa bloccando o potenziando la sua attività. È anche discriminazione, che si avvale di teorie apparentemente scientifiche ma non vere. È la debolezza della mente umana e la prova della forte relazione tra inconscio e azione: se qualcuno ci convince che non siamo in grado di fare una cosa non riusciremo mai, se invece proviamo a credere nelle nostre possibilità tutto può succedere.
Del resto ciò è noto da secoli a tutti coloro che detengono il potere: suggestione e paura sono le migliori armi di sempre.

Fonte: Dar-Nimrod I, Heine SJ. Exposure to scientific theories affects women's math performance. Science 2006; 314:435.


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