Psicolife - psicologia e psicoterapia a Firenze

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mercoledì, novembre 10, 2010

Cosa accade in Ipnosi

Prima di illustrare che cosa accade nello stato alterato di coscienza chiamato trance profonda, esaminiamo esempi di casi di trance naturalistica, ossia spontanea e quotidiana, che viviamo (senza averlo mai saputo) ogni 90-120
minuti.

Un esempio di trance quotidiana è quello che viviamo quando:
  • leggiamo un libro
  • guidamo
  • guardiamo un film
  • viviamo momenti di emergenza (piccoli shock)
  • disegnamo o scriviamo in modo automatico (es. mentre stiamo al telefono)
  • siamo assorti in un ricordo o in un pensiero
  • ci prendiamo una pausa fissando un punto o fantasticando
Durante questi stati di trance quiotidiana accadono delle modificazioni psicofisiche evidenti ad un occhio allenato, tra le più evidenti si possono osservare:
  • passaggio al predominio del parasimpatico
  • modificazioni del comportamento oculare
  • modificazioni del comportamento  motorio
  • alterazioni uditive, visive e tattili
  • modificazioni cognitive
  • modificazioni affettive
  • modificazioni del comportamento sociale
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    giovedì, febbraio 12, 2009

    CASELLA CONFESSA: IPNOSI CONCORDATE

    GABRIELLA Carlucci accusa Giucas Casella di essere un imbroglione, di concordare le dichiarazioni delle persone che ipnotizza in tv, e lui, il ' Copperfield dei poveri' , risponde con una sonora risata. Ma poi ammette che sì, a volte, con certi ospiti, si deve concordare... La Carlucci ricorda che nel programma ' Acqua calda' lei concordava le risposte con gli ipnotizzati.
    Vero o falso? "Straordinario: la Carlucci si era addormentata per autoipnosi due anni fa, nel programma di RaiDue, e si è svegliata solo oggi. Ma io non l' ho mai ipnotizzata: all' epoca di Acqua calda non praticavo l' ipnosi in tv, mi era stato chiesto di non farlo dalla dirigenza Rai. Ci fu il caso telespettatori caduti in trance davanti alla tv, con le mani incrociate: ma era una montatura dell' associazione ipnotisti, la Rai mi riabilitò qualche mese dopo.
    Alla smemorata Carlucci ricordo che facevamo solo il gioco della verità: le tenevo i polsi, e dalle sue vibrazioni capivo se diceva il vero o il falso". Giù la maschera Casella: la sua è ipnosi ammaestrata, confessi una buona volta... "Ma è evidente che quando si fanno le interviste sotto ipnosi i grandi ospiti televisivi vogliono sapere preventivamente quali sono le domande: nessuno vuole rischiare di rovinarsi con un giochino. Ma questo non vuol dire che in televisione io non ipnotizzi davvero la gente". Può farci qualche esempio, per capire qual è il trucco: come funziona la sua ipnosi? "Faccio l' esempio di Katia Ricciarelli, intervistata da me sotto stato di ipnosi a Domenica in. Con lei ho concordato prima quali sarebbero state le domande, che poi sono sempre le stesse: ' Cosa ti emoziona di più nella vita?' , ' Quale è stato il dolore maggiore?' , ' Cosa rimprovera a suo marito?' .
    Ecco, a questa domanda, durante le prove la Ricciarelli rispose ' Vorrei che Pippo mi fosse più vicino' , poi in diretta, sotto iponosi, lei rispose diversamente: ' Non lo sopporto quando fa lo zapping televisivo davanti a me' ". I conduttori di Acqua calda, Frassica e Faletti, secondo la Carlucci sapevano come venivano organizzati questi ' stati di ipnosi' , compreso quello di Marina Ripa di Meana che leccava un gelato. Ma non avrebbero detto nulla "perché il loro manager era lo stesso di Casella". Come risponde a queste accuse della signora Carlucci? "Falso: il mio manager è un altro, e cioè Marangoni. Ma la verità è che Buona domenica va male, e la Carlucci attacca me per colpire la Domenica in della Venier. La vera ipnotizzatrice di Domenica in è Mara Venier: è la sua luce che trascina il pubblico. Certo, Buona domenica mi mette contro cinque maghi, compreso l' adorabile Silvan.
    Ma sapete che vi dico: tutte queste polemiche mi fanno bene, aumentano le richieste per le mie serate nei teatri e nelle discoteche: il mio lavoro vero è quello delle serate più che la tv". Che ne pensa Mara Venier? E' a New York per ricevere il premio ' Donna dell' anno' , ed evita le polemiche: "Vivo un momento professionale straordinario" sussurra "le illazioni le lascio ad altri".

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    martedì, giugno 24, 2008

    L'ipnosi come prova in tribunale ?

    Don Giorgio Carli
    La vittima ricorda durante la psicanalisi: per il giudice è una prova
    Di :FERDINANDO CAMON (tratto da:La Stampa)

    BOLZANO
    Contiene due rivoluzioni, una nel diritto e una nella psicanalisi, la sentenza del tribunale di Bolzano, sulla quale Rai3 manda in onda una trasmissione («Ombresulgiallo») oggi in prima serata: la sentenza chiude il processo di una ragazza contro un prete che l’avrebbe violentata da quando lei aveva nove anni fino a quando ne aveva quattordici. La ragazza, in quegli anni zitta e docile (nove anni son pochi, non capiva nulla; però quattrodici son tantini), più tardi cominciò a patire dei disturbi per cui entrò in una terapia analitica, e l’analisi avrebbe fatto riemergere in lei ricordi lancinanti, così dettagliati da convincerla che contenevano la verità. Si aprì un processo che si basava su un terreno insidioso: può l’inconscio testimoniare la verità?

    Sul lettino
    La ragazza s’è fatta 350 sedute di psicanalisi, una particolare psicanalisi che non è freudiana né junghiana (poi ne parleremo), ha discusso con l’analista e ha portato in tribunale numerosi sogni, ma ce n’è uno in particolare, in cui lei sogna violenze di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio: nome allarmante, perché le violenze che lei denuncia sarebbero avvenute in una parrocchia che si chiama San Pio X, e il prete che le avrebbe compiute si chiama don Giorgio.

    Questo sogno è sembrato determinante. Ma se fosse determinante, sarebbe il primo caso in cui un colpevole risulterebbe «incastrato da un sogno» (o, peggio, da una fantasia). E’ qui la rivoluzione. Nell’attribuire al mondo dei sogni la funzione di garanzia sul mondo reale, tanto forte da reggere una condanna pesante. In primo grado infatti (20 febbraio 2006) il prete fu assolto, ma in secondo grado (16 aprile 2008) fu condannato a 7 anni e mezzo. L’assoluzione in primo grado dipese da alcuni punti deboli dell’accusa, che il prete aveva fatto notare: se la ragazza mi avesse visto spogliato, osservò, saprebbe che sul mio corpo c’è un segno particolare (la circoncisione). Il secondo grado di giudizio fu deciso riesaminando lo stesso materiale probatorio discusso in primo grado, ma stavolta con un altro orientamento, più disposto a riconoscere una vicinanza tra sogno e realtà, tra materiale onirico e prove a carico.

    L’amico che non c’era
    Otto anni e mezzo di carcere, con quelle motivazioni, sono la fine, per un prete. Adesso si pronuncerà la Cassazione. La Cassazione è attesa a un passo storico. Quel che deciderà lascerà una traccia nella storia del diritto e nella storia della psicanalisi. Perché dovrà pronunciarsi sull’utilizzabilità del sogno in tribunale, il suo rapporto col vissuto, il grado in cui il sogno deforma o conferma la realtà, e le possibilità che la memoria, perduta per una serie di traumi, possa venir ricostruita con particolari tecniche psicanalitiche. La ragazza infatti non è andata in un’analisi freudiana o junghiana, ma s’è sottoposta a un metodo che si chiama «distensione immaginativa», che non è molto lontano dall’ipnosi. Questo metodo dovrebbe permettere alla memoria di allargarsi fino a rioccupare il terreno dal quale s’era ritirata. Rioccupando quel terreno, la ragazza vi ha visto, sopra, don Giorgio, qualche volta con un amico, le loro ripetute violenze, come quelle che nelle cronache talvolta commettono i marocchini. Dimenticavo: l’amico di don Giorgio, un ragazzo, che non ricordava nulla, fu invitato a sottoporsi anche lui alla «distensione immaginativa», ma anche alla fine della cura non ricordava niente.

    Era il tentativo di «costruire un testimone mediante la psicanalisi»? Comunque, è fallito. Nessun dubbio però sul fatto che quelle violenze, per la ragazza, siano verità, tant’è vero che la fanno ammalare, la caricano di sintomi. Il problema è se i sintomi siano il prodotto della realtà esterna o della realtà interna. Gli psicanalisti dicono che non è la biografia o la storia che genera nevrosi, ma la nevrosi che genera biografia e storia. Perciò i sogni e le fantasie si usano in analisi, non nelle aule giudiziarie. Se i sogni di coloro che vanno in analisi fossero prove a carico, non basterebbero tutte le prigioni ad accogliere i loro famigliari e amici e conoscenti. Quando leggiamo che un imputato è «incastrato dal dna, o da una scheda telefonica, o da una impronta», ci sentiamo sollevati; ma adesso leggiamo che un imputato è «incastrato da un sogno» o «da una fantasia indotta», e francamente ci sentiamo allarmati.

    Psicolife non si permette di commentare sul termine usato come «distensione immaginativa», per l'ovvia e banale definizione di una tecnica come fosse un processo analitico dall'evidente epistemologia lasciata volutamente "confusa" e dal cronista che dallo psicanalista di cui ci si guarda bene dal fare il nome.

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    martedì, gennaio 02, 2007

    Focus e Ipnosi

    Focus e Ipnosi

    FocusTorna l'interesse di Focus sull'argomento Ipnosi.
    A poca distanza dagli altri articoli sull'argomento in questo numero viene ripercorso l'ormai conosciutissimo iter storico che ha portato questa forma terapeutica al mito e alla leggenda per poi trovare finalmente 5 pagine di spiegazione sul valore che ha assunto sul piano psicoterapeutico.
    Viene riassunta a sommi capi l'approccio della nuova ipnosi Ericksoniana e i suoi campi di applicazione con qualche esempio chiarificatore.
    Attraverso le nuove tecniche di neuroimaging e i continui protocolli sperimentali , oggi, l'ipnosi ha finalmente trovato una collocazione definitiva fuori dal contesto magico-ritualistico nei quali ea piombata attraverso la mistificazione e l'aspetto suggestivo che molti celebri film hanno finito con il darle.
    PER maggiori informazioni visita il blog sull'ipnosi

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    lunedì, dicembre 11, 2006

    Autoinduzioni e ricordi negativi

    La mente si mantiene in salute smorzando i ricordi negativi

    La mente, nel momento in cui richiamiamo alla memoria eventi importanti della nostra vita, tende automaticamente a smorzare i sentimenti negativi ad essi eventualmente correlati e a lasciare intatti quelli positivi. Lo afferma un articolo pubblicato sul Journal of Personality, e condotto da Wendy-Jo Wood e Michael Conway, entrambi della Concordia University di Montreal (Quebec, Canada).
    Per portare a termine il loro lavoro, gli autori hanno realizzato due studi coinvolgendo rispettivamente 79 e 279 studenti universitari. Hanno chiesto loro di richiamare alla mente dei ricordi particolarmente significativi, riguardanti eventi che avevano contribuito a formare la loro personalità, e di descrivere le emozioni che avevano provato al momento e quelle che provavano ricordandoli.
    Secondo i risultati dei questionari, gli studenti nel riportare ricordi legati a esperienze negative come la fine di un rapporto o la morte di una persona cara, hanno sentito molto diminuiti i sentimenti di paura, rabbia e dolore. Mentre nel ricordare momenti più belli hanno avvertito inalterate le sensazioni di gioia e felicità.
    “Le persone cercano di guardare il lato positivo anche nelle esperienze di vita più difficili, e tentano per quanto possibile di sminuire l’impatto negativo che alcuni eventi del passato hanno avuto”, spiega Conway.
    Si cerca di dare un senso a tutte le esperienze della vita. Questo, secondo gli autori, aiuta a mantenere e a migliorare la salute mentale di ogni individuo.
    Secondo Conway, “tutti possono provare forti reazioni emotive in situazioni estreme e tutti hanno bisogno di fare i conti e venire a patti con questi eventi per mantenere un’opinione positiva di sé e del mondo in generale”.

    Le tecniche ipnotiche e autoipnotiche di gestione del materiale mnestico permette di realizzare ristrutturazioni profonde dei ricordi negativi sottraendo loro la componente emozionale negativa e promuovendo il graduale spostamento dall'attenzione dall'evento doloroso verso le risorse positive del medesimo periodo storico e concentrandosi sull'evidenza , confermata dal proprio presente, di essere sopravvissuto al meglio all'evento negativo esperito. La ristrutturazione dei ricordi negativi attraverso l'ipnosi o l'autoipnosi con la focalizzazione su esperienze positive del passato autorinforzanti promuovono il consolidamento di un'autonomia più stabile.
    Fonte: Wood W, Conway M. Subjective impact, meaning making, and current and recalled emotions for self-defining memories. Journal of Personality 2006; 74(3):811.

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    venerdì, novembre 17, 2006

    Le donne non sono brave in matematica? Solo suggestione

    A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

    Esistono stereotipi di ogni genere sulle differenze congenite tra uomo e donna, uno di questi riguarda la matematica: le donne non ci capirebbero assolutamente nulla. Lo affermava anche il rettore di Harvard, che per questo motivo è stato licenziato. Per stabilire la verità è stato realizzato uno studio, pubblicato sulla rivista Science, che mostra che non è vero che le donne non sono brave in matematica ma che sono convinte di non esserlo e agiscono di conseguenza.

    Nello studio a due gruppi di donne sono stati assegnati due test di matematica separati da due letture. Le letture erano diverse tra i due gruppi e anche all'interno del gruppo stesso. In un gruppo alcune donne leggevano che effettivamente gli uomini sono geneticamente avvantaggiati nella risoluzione dei problemi di natura matematica mentre le altre leggevano che il fatto che spesso gli uomini in quest'ambito si dimostrano più bravi delle donne è dovuto all'ambiente e non ai geni.

    Nell'altro gruppo una lettura non trattava dell'argomento in particolare ma sottolineava la natura di donne delle partecipanti, mentre l'altra affermava che non esistevano differenze di sorta tra uomini e donne. Secondo i risultati, nel primo gruppo le donne a cui era sottolineata una differenza genetica con gli uomini hanno fatto molto peggio rispetto alle colleghe. Lo stesso è successo nel secondo gruppo dove le donne alle quali è stata rinfacciata la propria natura non hanno raggiunto il livello delle colleghe alle quali era stato ricordato che non esistono differenze di genere.

    Questa non è incapacità, ma suggestione. E il cervello reagisce ad essa bloccando o potenziando la sua attività. È anche discriminazione, che si avvale di teorie apparentemente scientifiche ma non vere. È la debolezza della mente umana e la prova della forte relazione tra inconscio e azione: se qualcuno ci convince che non siamo in grado di fare una cosa non riusciremo mai, se invece proviamo a credere nelle nostre possibilità tutto può succedere.
    Del resto ciò è noto da secoli a tutti coloro che detengono il potere: suggestione e paura sono le migliori armi di sempre.

    Fonte: Dar-Nimrod I, Heine SJ. Exposure to scientific theories affects women's math performance. Science 2006; 314:435.


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    lunedì, ottobre 09, 2006

    Osservati gli effetti dell'ipnosi

    L'ipnosi un trucco?
    Tutt'altro, e' una tecnica che influenza
    l'attivita' del cervello disturbando centri superiori che controllano
    funzioni esecutive di alto livello. L'ha scoperto John Gruzelier,
    presso l'Imperial College di Londra, usando la risonanza magnetica
    funzionale per immagini (fRMI) per scrutare il cervello sotto effetto
    di ipnosi.
    Queste evidenze spiegano perche' sotto ipnosi le persone fanno cose che
    non farebbero mai spontaneamente, ha spiegato lo psicologo nell'ambito
    del festival organizzato in Gran Bretagna, a Exter, dall'Associazione
    britannica per il progresso delle scienze. Lo studioso ha osservato che
    il cervello funziona diversamente, avvalorando cosi' la tesi che
    sostiene l'utilita' dell'ipnosi in campo clinico, per esempio nella
    lotta al dolore.
    Il gruppo britannico e' arrivato alla scoperta studiando un gruppo di
    24 volontari 12 dei quali molto e 12 poco suscettibili all'ipnosi.
    Quindi gli psicologi hanno sottoposto le persone a un test cognitivo in
    condizioni normali e sotto ipnosi. Mentre i volontari svolgevano il
    test, gli psicologici osservavano l'attivita' del loro cervello con la
    fRMI, tecnica in grado di rilevare sia le aree cerebrali in attivita',
    sia l'intensita' del loro lavoro in tempo reale.
    I ricercatori hanno osservato cosi' che, senza l'ipnosi, tutti i
    volontari risolvevano l'esercizio e il loro cervello non mostrava
    discrepanze di attivita' durante lo svolgimento della prova. Durante
    l'ipnosi, invece, le persone piu' suscettibili mostravano un'intensa
    attivita' nella regione del cervello chiamata 'giro cingolato
    anteriore' e nel lato sinistro della corteccia prefrontale,
    rispettivamente implicate nella risposta agli errori e stimoli emotivi
    e nell'elaborazione di funzioni cognitive complesse. Le persone poco
    suscettibili all'ipnosi, invece, non mostravano differenze
    significative nell'attivita' cerebrale in questa seconda fase
    dell'esperimento.
    Secondo Gruzelier e' quindi evidente che sotto ipnosi il cervello ha
    bisogno di sforzarsi di piu' per risolvere lo stesso compito, indicando
    appunto che qualcosa di diverso avviene al suo interno. Si tratta della
    prima evidenza cosi' forte e diretta dell'azione dell'ipnosi sul
    cervello, ha concluso lo studioso, e sara' da stimolo per ulteriori
    studi sulla possibilita' di utilizzare l'ipnosi in campo clinico.

             
             


    Fonte: Ansa (13/09/2004)

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    giovedì, settembre 14, 2006

    Ipnosi

    Un'antica terapia che promette felicità
    di:Silvana Kühtz, da La macchina del Tempo, pp. 107-110, Aprile 2005, n. 4, anno 7

    Ipnosi, parola evocativa che difficilmente lascia indifferenti: solo a sentirla c'è chi prova immediata repulsione o paura, ricordando magari un film, e chi invece ne è affascinato. Considerata per anni una tecnica per tipi suggestionabili, da 40 anni l'ipnosi viene invece studiata scientificamente e trova spazio su riviste mediche specializzate.

    Aumentano le conoscenze sull'ipnosi e diminuisce lo scetticismo ad essa associato. Scoperte recenti dimostrano che l'ipnosi può facilitare processi cognitivi (memoria, apprendimento), può aiutare a liberarsi da sintomi di tipo psicosomatico (cefalee, disturbi digestivi) o di tipo psichico (fobie, paure, insicurezze, ansia) e da dipendenze (fumo, alcol, cibo). Le ricerche hanno dimostrato che l'ipnotizzabilità non è legata a ingenuità, isteria, problemi psicologici, tendenza alla sottomissione, immaginazione. Anzi, senza l'attiva volontà del paziente l'ipnosi non funziona.
    Ipnosi: qualcuno mette in trance un'altro.

    Che cosa è la trance?

    “È una fase di distacco, di apparente dormi-veglia” risponde Mauro Scardovelli, esperto di ipnosi, ”in cui i soggetti ipnotizzati rimangono comunque vigili.”

    Qual è la differenza fra fasi del sonno e ipnosi?

    “Durante il sonno la persona perde qualunque contatto col mondo esterno producendo, durante la fase R.E.M., i sogni” risponde Fabio Tamanza medico chirurgo, dentista, counsellor, esperto di ipnosi ericksoniana, insegna l'utilizzo dell'ipnosi nella relazione medico-paziente all'Università di Brescia “Durante la trance ipnotica invece, il contatto col mondo rimane, restando però come sullo sfondo di un'attenzione centrata sui propri processi sensoriali interni: immagini, suoni, sensazioni. L'ipnosi è essenzialmente uno stato di coscienza in cui la persona sperimenta una attenzione amplificata nei confronti del proprio mondo interno a scapito dell'attenzione al mondo esterno.”

    Freud smise di praticare l'ipnosi dicendo che curava i sintomi e non le cause del disagio. È così?

    “Va fatta una precisazione” afferma Scardovelli “quella di cui parlava Freud è ipnosi direttiva. Essa è ancora utile, per esempio, per ridurre il dolore fisico senza ricorrere all'anestesia, ma non si considera una forma di terapia. L'era moderna dell'ipnosi umanistica comincia con Milton Erickson. La forma direttiva è abbandonata, a favore di tecniche di induzione che aiutano la persona ad entrare in contatto con la sua mente inconscia, il suo centro vitale e creativo. La frattura e il conflitto conscio-inconscio, all'origine del disagio fisico e psichico, viene appianato e risolto parlando un nuovo tipo di linguaggio, idoneo a creare un ponte tra i due emisferi. Proprio consentire il collegamento fra i due emisferi, è il presupposto scientifico su cui si basa l'ipnosi, provato da molte ricerche scientifiche che vanno a studiare l'attività delle diverse porzioni del cervello.”

    Come mai c'è ancora chi resta scettico nei confronti dell'ipnosi?

    “Ormai il mondo scientifico approva studia e conosce questa pratica” interviene Tamanza “L'ipnosi ha spesso sollevato dubbi e superstizioni per l'uso da baraccone che se ne è fatto in passato e anche per la naturale paura dell'essere umano per ciò che è difficile da comprendere e per ciò che non si conosce. Oggi basta documentarsi un po' per rendersi conto della serietà degli studi scientifici che riguardano questa pratica.”

    Sotto ipnosi potrei rischiare di levitare, di andare a camminare sui tetti e di fare qualcosa contro la mia volontà?

    “Durante la trance ipnotica si possono verificare fenomeni che hanno a che fare con movimenti di varie parti del corpo come la levitazione di una mano o movimenti delle dita; questi sono dovuti alla possibile perdita del controllo conscio sulla muscolatura dato dal profondo rilassamento della trance e sono comunque il più delle volte percepiti dal soggetto.”

    Sottolinea Tamanza “Bisogna chiarire comunque che non può essere mai indotto un comportamento che sia rischioso o lesivo per il soggetto o che vada contro la sua volontà, il suo sistema di valori e i suoi principi.”
    “Infatti l'ipnosi umanistica è un modo per risvegliarsi ad una nuova e più profonda comprensione di sé e del mondo” sottolinea Scardovelli “A partire da Erickson, l'ipnosi clinica non mira a ipnotizzare le persone, ma al contrario, a de-ipnotizzarle, cioè a svegliarle dalla trance ordinaria o idiosincratica in cui comunemente si trovano, quello stato di coscienza condiviso per il fatto di appartenere ad una certa cultura.”

    Sta dicendo che, per esempio, essere esposti alla TV, ad un linguaggio, ad un modo di pensare, ci fa vivere costantemente in uno stato di trance?

    “Esattamente” conferma Scardovelli “attraverso educazione, esempi, messaggi e uso del pensiero-linguaggio, cui tutti siamo esposti, impariamo sin da bambini a operare certe distinzioni e non altre, a selezionare solo certe figure sullo sfondo e non altre. In altri termini, apprendiamo a percepire solo ciò che riusciamo a nominare, e a non percepire più ciò che sfugge al dominio di queste distinzioni linguistiche, relegandolo in tal modo nell'inconscio. Impariamo, cioè, a non vedere più intere porzioni della realtà (cancellazioni), e a deformare sistematicamente altre porzioni (distorsioni, proiezioni ecc.).”

    Quindi l'ipnosi apre delle finestre anche linguistiche su un nuovo modo di vedere la vita quotidiana?

    “Precisamente, in alcuni casi è come se ci ostinassimo a guidare l'automobile con gli occhi bendati. Ciò che occorre non è diventare più bravi come piloti, o avere più fortuna per evitare gli incidenti, ma è togliersi la benda e iniziare a vedere la strada lì dove si trova, e non dove alluciniamo che sia. L'ipnosi è appunto uno dei modi che può essere utilizzato per togliersi la benda dagli occhi.”

    Nella sua esperienza, quale è l'ambito che più comunemente trascuriamo e deformiamo nel nostro stato ordinario di trance?

    “Possiamo studiare tutta la vita, essere filosofi, scienziati, politici, insegnanti, ed essere però profondamente ignoranti nel campo delle relazioni interpersonali e della conoscenza di sé, gli ambiti in cui oggi alluciniamo di più.

    Esistono persone brillanti nel loro lavoro che non riescono ad avere una relazione di coppia soddisfacente, padri e madri che non sanno come cavarsela con i figli, insegnanti che non comunicano con gli allievi, dirigenti e dipendenti che vivono relazioni frustranti. Ci sono persone che non capiscono cosa vogliono dalla vita, altre che soffrono disturbi psicosomatici, altre che sono affette da depressione, rassegnazione, cinismo.

    Altre che si sentono cronicamente sole, insicure o ansiose, soffrono di fobie o attacchi di panico. Altre che sono limitate dalle loro compulsioni e avversioni. In realtà è soprattutto un modo di vedere le cose.”
    Quindi viviamo tutta la vita indossando un paio di occhiali deformanti rispetto alla realtà. Ma se questa è la diagnosi, quale è la terapia? “Il recupero delle informazioni mancanti e delle informazioni corrette al posto di quelle distorte, per poter disporre di una mappa attendibile della realtà attraverso, per esempio, l'ipnosi” risponde Scardovelli.

    Chi può ricorrere all'ipnosi? “Sono tentato dal dire tutti: non solo chi vuole risolvere specifici sintomi o problemi, ma anche chi mira a produttività, benessere e realizzazione, e desidera far emergere e sviluppare qualità dell'essere come pace, felicità, amore, fratellanza, creatività e gioioso entusiasmo.

    Nella nostra cultura, improntata a individualismo e competizione, tali qualità restano sullo sfondo: non si fa nulla per riconoscerle e coltivarle, le si considera virtù innate neppure troppo auspicabili per farsi strada nella vita. Mentre dedichiamo anni e anni di scuola per apprendere discipline come la storia, la matematica o le lingue, considerate giustamente importanti, non dedichiamo alcuna attenzione ed impegno ad apprendere quell'insieme di qualità umane e spirituali, che sono decisive per la nostra realizzazione come persone, in mancanza o carenza delle quali insoddisfazione, sofferenza, rassegnazione, diventano nostri usuali compagni di viaggio.”

    Molti esperti del settore, sulla scia di Freud, sostengono che l'obiettivo di una psicoterapia è raggiungere una “sostenibile infelicità”. Lei invece usa parole grosse come felicità, pace… “Sì, obiettivo della mia scuola, e di quanti in Italia usano queste tecniche, è recuperare la piena capacità di amare e vivere relazioni intense e felici, scoprendo che esse sono a portata di mano, e fanno parte della nostra più intima e profonda natura. Non dobbiamo accontentarci di raggiungere una sostenibile infelicità: sarebbe un tradimento del nostro sé profondo.

    Per accedere alle qualità dell'essere è indispensabile una sorta di risveglio. Solo in tal modo riusciamo a vedere con chiarezza che le fonti della nostra infelicità risiedono al nostro interno, nel fatto di aver condiviso e assecondato le usuali motivazioni dell'EGO: paura, avidità, dominio, orgoglio, immagine. Esse agiscono come inquinanti che avvelenano la nostra mente, ci relegano nell'inconsapevolezza, e ci rendono incapaci di amare e gioire.” Direbbe quindi che, se l'ipnosi umanistica fosse più conosciuta e praticata, contribuirebbe allo sviluppo di un'autentica cultura di pace? “Senza dubbio, sono convinto che i semi della guerra vanno cercati al nostro interno, nello stato di coscienza ordinario, saturo di virus competitivi, e nelle nostre abitudini e scelte di vita scarsamente ecologiche e rispettose della nostra vera natura e delle nostre qualità spirituali.”

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    domenica, luglio 30, 2006

    Ipnosi e conflitto cognitivo

    Secondo alcuni ricercatori della Columbia University e del New York State Psychiatric Institute, la suggestione ipnotica può regolare l’attività delle regioni cerebrali che gestiscono i conflitti cognitivi, ovvero il modo in cui il cervello elabora risposte in competizione fra loro.

    Un classico esempio di conflitto cognitivo è dato dalla difficoltà di nominare il colore dell’inchiostro di lettere che formano il nome di un colore incongruente: per esempio, quando la parola “rosso” è scritta con inchiostro verde. In passato, Amir Raz e colleghi avevano dimostrato che la suggestione ipnotica riduce il conflitto cognitivo negli individui maggiormente suscettibili all’ipnosi.

    Per determinare quali regioni del cervello fossero responsabili di questa riduzione di conflitto, Raz e colleghi hanno ora studiato le immagini dell’attività cerebrale esibita dai partecipanti durante gli esercizi. Usando una suggestione post-ipnotica, i ricercatori hanno istruito alcuni individui a interpretare i nomi dei colori come se fossero parole senza senso, consentendo presumibilmente ai partecipanti di concentrarsi sul colore dell’inchiostro senza essere distratti dal significato della parola. In questo modo, gli individui più facilmente ipnotizzabili hanno esibito una maggior precisione e tempi di reazione più rapidi rispetto agli individui meno predisposti all’ipnosi.

    Le tecniche di brain imaging hanno mostrato che la suggestione ipnotica alterava generalmente l’elaborazione visiva, che a sua volta agisce sull’attività cerebrale legata alla risoluzione dei conflitti. Questi risultati potrebbero far luce su come la suggestione ipnotica influenza l’attività del cervello durante la terapia.

    Amir Raz, Jin Fan, Michael I. Posner, “Hypnotic suggestion reduces conflict in the human brain”. Proceedings of the National Academy of Sciences (2005).

    Articolo tratto da http://www.lescienze.it/
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    mercoledì, luglio 19, 2006

    Cosa è una metafora?

    La metafora è una figura retorica attraverso la quale un concetto viene espresso con altri termini che ne amplificano il significato aggiungendo sfumature diverse. La metafora mette in primo piano alcuni aspetti del concetto e ne relega sullo sfondo altri, sopperisce alla carenza lessicale, rende familiari concetti astratti, crea nuove esperienze di riferimento, smuove associazioni.

    Il linguaggio comune è ricco di metafore che appartengono a diversi campi quali:

    · guerra (attaccare il nemico, armarsi di coraggio, sparare a salve),

    · economia (vendere un'idea, risparmiare energie, esaurire le scorte),

    · orientamento spaziale (sentirsi giù; lasciarsi il passato dietro le spalle; porsi al centro del mondo; sentirsi straniero in patria),

    · ontologia, entità cui attribuire caratteristiche particolari, intenzioni, motivazioni, finalità (strega, leone, piovra),

    · contenitore (gabbia dorata, sentirsi imprigionati, botte di ferro).


    Cosa è una metafora terapeutica?

    La metafora terapeutica è una storia creata appositamente per il soggetto e raccontata con un linguaggio indiretto col fine di stimolare dubbi e riflessioni e con l'intento di provocare cambiamenti evolutivi. Nella storia si inseriscono intenzionalmente messaggi per ristrutturare atteggiamenti e modificare convinzioni, per riproporzionare emozioni e atteggiamenti, per preparare o consolidare cambiamenti di ruoli sociali, per superare crisi di transizione, per rafforzare o sciogliere legami, per infondere gioia di vivere.

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    giovedì, luglio 13, 2006

    Corpo e Metafora

    Ultima parte

    Interessante a questo proposito sono le metafore corporee che riguardano situazioni di stress cronico. L’espressione “stringere i denti” si traduce non solo nell’atteggiamento mentale di colui che mette in secondo piano il proprio benessere del momento attuale per il raggiungimento di un obiettivo futuro, ma si concretizza nel corpo a livello della mascella e del distretto temporo-mandibolare e dei muscoli della masticazione che si irrigidiscono in maniera spasmodica in contratture cronicizzate. E’ molto frequente la tendenza ad accumulare nella zona oro-labiale tensione e stress quotidiano.

    Anche in questo caso si tratta soprattutto di rabbia che, per venire repressa, deve tramutarsi in contrazione muscolare, con l’obiettivo di posticiparne l’espressione che in quel momento sarebbe disfunzionale e controproducente per la persona. Quando questa emozione viene repressa in maniera continua e non trova alcuna possibilità di manifestarsi, allora la tensione diviene cronica e si struttura nella personalità: ecco il blocco psico-corporeo.
    Durante la terapia individuale o la partecipazione ad un gruppo di Bioenergetica possiamo diventare consapevoli, attraverso il gioco psico-corporeo e l’uso delle metafore, delle nostre tensioni in questa distretto muscolare e cominciare a comprendere la complessità delle relazioni tra corpo, emozioni e linguaggio.
    Ad esempio una persona che partecipa al gioco della metafora corporea “stringi i denti” sperimenta una serie di sensazioni complesse che toccano varie sfere della sua persona. Vengono portati alla consapevolezza delle costellazioni emotive relative al posporre il proprio piacere e benessere per dare la precedenza alle esigenze altrui o alle circostanze. La persona si confronta con il significato che ha per lei il senso del dovere, fino a che punto è sempre necessario “stringere i denti” e quanto in realtà ci facciamo carnefici di noi stessi creando tensione anche quando tale tensione diventa non necessaria o disfunzionale.

    La tensione della mascella si evidenzia a livello corporeo, si segnala con il dolore e il dolore a sua volta segnala un’emozione spiacevole. La persona diventa consapevole di questo cerchio infinito mente-corpo-emozione e pian piano impara a sciogliere le contratture della mascella provocando una tensione volontaria a cui segue il rilassamento.
    Da una semplice esperienza come questa, presentata sotto forma di gioco, è possibile esplorare notevoli livelli personali e trovare nuovi spunti per una rielaborazione dinamica e una ri-narrazione anche terapeutica della propria storia personale. Durante un gruppo di consapevolezza psico-corporea non approfondiamo gli aspetti psico-dinamici delle singole esperienze, cosa che invece avviene durante la terapia individuale. Piuttosto nel gruppo lo Psicologo contiene ed accompagna le persone a trovare il proprio senso ai vissuti. L’interpretazione è praticamente del tutto assente: è il corpo a parlare e si facilitano processi di auto-evoluzione e guarigione, accompagnando verso una comprensione maggiore delle relazioni tra aspetti apparentemente così lontani.

    In questo modo la Bioenergetica, opportunamente integrata con le Arti-terapie e con l’uso consapevole del linguaggio soprattutto nella sua forma “magica” della metafora, è potenzialmente in grado di facilitare processi di crescita e consapevolezza per il miglioramento della qualità della vita, delle relazioni interpersonali e del proprio benessere e capacità di provare piacere. Scompare gradualmente il ruolo del paziente, del corpo e della mente come semplici oggetti di conoscenza, scompare la seriosità e il percorso lineare, per lasciare posto alla responsabilizzazione della persona come soggetto promotore del proprio benessere.

    Lo Psicologo diviene così un accompagnatore e un ludico facilitatore di processi di cambiamento che interessano la persona nel suo indissociabile complesso mente-corpo.

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    giovedì, luglio 06, 2006

    Corpo e Metafora

    Parte terza

    La terapia psico-corporea dunque non spinge all’acting out, cioè all’espressione reale dell’aggressività, ad esempio nei confronti dei genitori. Piuttosto essa fornisce un contesto protetto in cui la persona può fare esperienza della propria rabbia ed entrare profondamente in contatto con essa, con le sue cause e sperimentare modalità metaforiche per esprimere l’aggressività. In questo caso la cornice metaforica del “come se” offerta dal setting terapeutico, consente di vivere realmente in profondità le emozioni, ma allo stesso tempo offre la possibilità di giocare, cioè di integrarle positivamente nella vita quotidiana e recuperare la piena vitalità corporea e psicologica. La metafora può essere considerata un ponte tra mondi, un regno liminare che introduce il “come se” del gioco e nella sua plasmabilità costruzionista permette profonde possibilità di cambiamento.

    G. Bateson si era interessato al grande tema del gioco come spazio delle possibilità evolutive e cornice in cui sviluppare una consapevolezza meta-contestuale. L’autore evidenzia come il gioco permetta di esplorare territori che altrimenti rimarrebbero in ombra e consenta di apprendere e di “apprendere ad apprendere”, cioè riflettere sull’esperienza svolta.
    L’utilizzo delle metafore corporee può essere considerata un gioco comunicativo e può venire proficuamente integrata nella terapia psico-corporea e nei gruppo di promozione della salute. Il gioco è per definizione chiuso-aperto, cioè delimitato da un frame (cornice) in cui è possibile l’apertura e la libera espressione. In esso la persona non è rigidamente incastrata in ruoli e prospettive perentoriamente definite, ma grazie alla comunicazione il gioco è suscettibile di rinegoziazione all’interno della relazione. Ecco dunque che il gioco del corpo-metafora si configura come strumento eccezionale di cambiamento, crescita e consapevolezza. La metafora si presta non solo ad interpretazioni razionali, ma in effetti essa parla direttamente anche all’inconscio, a quella parte di noi che sfugge al controllo cosciente e che fa da sfondo alla nostra vita.
    Se consideriamo alcune espressioni comuni nel nostro linguaggio di tutti i giorni, ci rendiamo conto che molto spesso per comunicare i nostri sentimenti e le nostre emozioni ricorriamo a metafore corporee o che rimandano all’esperienza corporea e sensoriale.

    Ad esempio quando di una persona diciamo che ha “i piedi per terra” intendiamo dire che è in contatto con la realtà, è una persona pratica che riesce a muoversi efficacemente nei contesti sociali e che soprattutto è in contatto con se stessa, le emozioni e la propria realtà corporea. In Bioenergetica essere con i piedi ben piantati per terra significa essere in “grounding”, cioè riuscire ad essere consapevoli di se stessi nel momento presente, sentirsi ben radicati nelle gambe e psicologicamente avere un Io ben strutturato e allo stesso tempo flessibile e adattabile alla vita. In effetti questa espressione metaforica designa anche un atteggiamento posturale e psico-corporeo, un modo di essere che diviene un tratto del carattere della persona.
    Al contrario “avere la testa tra le nuvole” è un’espressione che si riferisce ad una persona che è impegnata cognitivamente in qualcos’altro rispetto a ciò che avviene nel presente. Magari la persona si lascia andare ai suoi sogni, ai ricordi del passato o alle aspettative del futuro.

    Questo stato sognante è uno stato di scissione mente-corpo: la persona con la testa tra le nuvole non è radicata nella realtà fisica del proprio corpo e non è consapevole di ciò che le sta intorno. Infatti la persona in questione sarà facilmente soggetta a dimenticanze, incidenti e situazioni spiacevoli, si troverà ad un certo punto a chiedersi “ma come ho fatto a finire qui?”. A livello bioenergetico la persona con scarso grounding è quella che non sente le gambe e i piedi, e il cui radicamento sia psicologico che corporeo alla terra/realtà è scarso o compromesso. In questo caso la terapia individuale o l’esperienza del gruppo sono d’aiuto nel riportare la persona in contatto con se stessa e con la realtà, rafforzando l’Io e consentendo una maggiore possibilità di espressione delle proprie emozioni in maniera integrata e consona al contesto. Questo obiettivo passa attraverso una sorta di “scongelamento” dei blocchi corporei e psicologici e attraverso la presa di coscienza del proprio dolore e della propria rabbia.

    Se mi “rode il fegato” dalla rabbia, probabilmente non è solo un modo di dire, come si sa da sempre in Medicina Cinese ed è attualmente riconosciuto anche nella nostra Medicina Psicosomatica. La repressione di un’emozione così importante ha certamente dei correlati a livello psicofisiologico e può predisporre a malattie come l’ulcera e la gastrite.
    Le emozioni che proviamo non solo hanno una stretta relazione con il nostro benessere o malessere psicologico ma, data l’evidente e spesso dimenticata integrazione mente-corpo, esse influenzano in modo diretto anche il benessere corporeo.
    Continua

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    venerdì, giugno 23, 2006

    Il mito del sogno

    Non si sogna solo di notte.Tutti i giorni usiamo espressioni tipo donna o uomo dei nostri sogni, vacanza da sogno, aver vissuto un sogno.Questo termine indica qualcosa di eccezionalmente bello, tanto da trascendere la realtà.Ecco: qualcosa che va oltre la realtà!Ma il sogno può essere anche brutto: può addirittura diventare un incubo.Un bruttissimo sogno, talmente orribile, da superare, ancora una volta, la nostra immaginazione.Ma tutto deriva dal distacco che avviene tra i nostri sensi e la realtà, avvenimento che accade sempre quando ci addormentiamo.

    Il rito dell’incubazione lo si trova già nel popolo sumero: un "sognatore" trascorreva una notte in un luogo santo sotterraneo e il giorno seguente raccontava all’interprete dei sogni le immagini viste per ottenere una profezia.Di fatto nei testi sacri il sogno rappresenta quel che avverrà… Molto dopo sarà considerato la proiezione di qualcosa che è dentro di noi.Effettivamente, trascendendo dalla realtà, viene assimilato a tutto quello che dal terreno si stacca. Si tratta di un messaggio divino.Ma per restare pià vicini alla nostra cultura andiamo a vedere com’era la faccenda nella mitologia greca.Dall’unione incestuosa tra la Notte e suo fratello Erebo (l’oscurità infernale) nascono vari figli tra i quali due gemelli.

    Questi sono Hypnos, il dio del sonno, e suo fratello Thanatos, la morte (il momento definitivo di distacco dal materiale) che, nella teogonia di Esiodo, è descritto come un dio col cuore di ferro e gli organi interni di bronzo.Hypnos dorme in una grotta sulle rive del fiume Oblio, il suo compito è quello di sopire le sofferenze del genere umano.Per assolvere al suo mandato invia i suoi collaboratori ad addormentare e a far sognare gli uomini.Il dio si serviva di due porte: una di corno per i sogni veritieri e una d’avorio per quelli falsi. I coadiutori di Hypnos erano i figli avuti con la Notte: Morfeo, Fantaso, e Fobetore.Morfeo ha, come primo compito, quello di far addormentare gli esseri umani. Per farlo gli è sufficiente passar loro sulle palpebre un mazzo di papaveri.Questo dio si muove molto rapidamente, è dotato di ali il cui battito non è udibile, è preceduto da Mercurio (suo servitore) ed è accompagnato dal corteo dei Sogni (tutti figli della Notte): le illusioni, i ricordi, le emozioni, le immagini. Il suo nome significa forma ed è dovuto al suo potere di assumere le fattezze degli esseri umani che popolano i sogni della razza mortale.Ma non sogniamo soli i nostri simili. Ecco che intervengono i fratelli di Morfeo, mentre papà Hypnos lavora.Fovetore manda in sogno agli uomini gli esseri appartenenti al mondo animale; mentre Fantaso provvede a costellare il tutto con le cose inanimate.

    Ma non si svolge tutto in famiglia.Ci sono sogni brutti, bruttissimi che, nell’antichità, venivano imputati anche a cattive azioni o a rapporti carnali avuti con esseri infernali.Non a caso Incubo è il nome dello spirito demoniaco che riusciva ad assumere l’aspetto umano e si congiungeva con le fanciulle.Incubo è il nome dato a Fauno (divinità dei boschi, con il busto umano e il corpo di capra) quando impersona sogni brutti e angoscianti.L’incubo veniva associato a una sensazione fisica dolorosa legata a un peso messo sul petto o sull’epigastrio di colui che dorme. Come se Fauno vi si sedesse sopra e con una delle sue zampe impedisse al sognatore di gridare e di allontanarsi, immobilizzandolo col suo peso.Ancora oggi, mi pare che dai sogni arrivino i numeri da giocare sulle ruote del Lotto… E a mandarli non sono i defunti?Ecco che Hypnos e Thanatos si parlano nel corso dell’attività onirica, durante il sonno: quando si abbassa la guardia!

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    domenica, giugno 11, 2006

    L’ipnosi come trattamento integrativo nella cura dell’obesità

    Studio clinico di efficacia e di efficienza. Progetto osservativo preliminare
    L. Merati, F. Barbagelata, D. Noè*, P. Lanzi*, R. Ercolani, R. Galeaz, L. Grigoletto, M. Porreca, M. PoliCentro Ambulatoriale di Medicina Psicosomatica - U.O. Semplice di Dietologia * - U.O.Medicina I° - A.O. Ospedale San Carlo Borromeo, Milano

    Uno dei problemi principali nel trattamento dell’obesità è quello di ottenere, con tecniche tradizionali (dieta, esercizio fisico, terapia farmacologica e chirurgica), una rapida perdita di peso, che tuttavia tende a fermarsi e spesso a ritornare ai valori iniziali, dando luogo a quella che è stata definita “la sindrome jo-jo”, dove a ripetute diete consegue uno stato di ‘refrattarietà’ psicofisica del soggetto, che rende vano ogni ulteriore intervento.

    Nella nostra casistica, di soggetti ‘difficili’ alla rieducazione alimentare,.abbiamo assistito già dalla fine del trattamento ipnotico (2 mesi) ad un miglioramento di tutte le variabili considerate: massa corporea, compulsività, benessere soggettivo e consumo di risorse economiche per disturbi correlati al peso. Tale condizione non solo si mantiene ma addirittura appare consolidarsi nel tempo (6 mesi), realizzando l’obiettivo primario dello studio che era quello di verificare se l’utilizzo di un trattamento complementare come l’ipnosi a cicli brevi di gruppo, accanto alla terapia nutrizionale classica, fosse in grado di mantenerne l’efficacia a distanza. Già il significativo decremento del peso corporeo, allineato agli standard della terapia classica (dieta + esercizio fisico), appare un successo in questi pazienti.

    Il persistere degli effetti a distanza di 6 o più mesi, appare in relazione allo sblocco comportamentale con l’abbandono delle condotte scorrette e miglioramento stabile delle abitudini di vita. In effetti l’ipnosi di gruppo, agendo a livello profondo, rinforza le motivazioni al cambiamento, eliminando i condizionamenti esperienziali ed aprendo stabilmente la strada alla strutturazione di una nuova e diversa immagine corporea. Il rapido e persistente decremento delle frequenti pratiche compulsive (abbuffate; vomito autoindotto, abuso di farmaci lassativi e/o diuretici) osservato nei nostri pazienti, appare un fattore determinante la diminuzione del peso corporeo. La diminuzione delle limitazioni conseguenti all’eccesso di peso (Indice di Benessere Soggettivo) determina un miglioramento della qualità di vita che appare più graduale e sembrerebbe, come atteso, parallela alla perdita di peso.

    Quasi conseguente è l’altissima significatività riscontrata nella riduzione di carico sociale per prestazioni sanitarie e giornate lavorative perse.In tempi di culto dell’immagine, nei quali fioriscono diete ‘fai da tè’ ed il mercato dilaga con proposte illusorie, mentre la terapia dietetica classica appare spesso insufficiente l’aumento del peso corporeo, sembrerebbe che l’azione diretta delle induzioni ipnotiche, ottenga l’effetto di riportare le aspettativa di risultati verso sé stessi e verso idonee condotte di vita, interrompendo il flusso ininterrotto della richiesta di soluzioni esterne ‘miracolose’ alle quali affidarsi. Il carico di morbilità e mortalità dovuti all’obesità o alle malattie direttamente correlabili ad essa, richiede interventi rapidi ed efficaci per controllare il fenomeno.

    E’ auspicabile una alleanza tra le diverse discipline , nutrizionale, chirurgica, psicologica che affronti adeguatamente questa complessa patologia. Gli obiettivi a lungo termine pongono nel cambiamento dello stile di vita l’unico efficace rimedio al problema dell’obesità e l’ipnosi, potente strumento di intervento sul comportamento (5-7-11-12-13), appare particolarmente idonea ad affiancare l’intervento tradizionale nutrizionale e/o chirurgico per potenziarne l’efficacia e il mantenimento dei risultati a distanza, al fine di realizzare una reale e persistente rieducazione alimentare.

    La nostra esperienza in questo studio osservazionale, se pur preliminare,appare estremamente incoraggiante. I dati raccolti ci confortano a proseguire con studi più approfonditi che diano conferma dei risultati.

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    giovedì, giugno 08, 2006

    Corpo e Metafora

    Seconda parte

    Si pensi al fatto che ogni nostra emozione presenta contemporaneamente aspetti corporei e mentali. Ad esempio nell’emozione della rabbia si verifica un pattern espressivo-motorio peculiare e siamo tutti in grado di riconoscere immediatamente un’espressione aggressiva dalla presenza di denti digrignati, naso arricciato e narici dilatate, occhi fiammeggianti, busto proteso in avanti pronto ad attaccare, il rossore del volto, ecc. A livello linguistico ci si riferisce all’emozione della rabbia con espressioni metaforiche che rimandano ad una dimensione corporea e spaziale. Per esempio diciamo che una persona “non ci vede più dalla rabbia” oppure “è accecata dalla rabbia”, indicando un importante aspetto psicofisiologico dell’emozione, cioè l’irrorazione sanguigna degli occhi e l’innalzamento del livello energetico verso la testa.
    In Bioenergetica la rabbia è considerata un’emozione importante dato che serve a conservare e proteggere l’integrità fisica e psicologica dell’organismo, e senza la rabbia saremmo indifesi rispetto agli attacchi esterni. La possibilità di esprimere la propria rabbia in maniera adeguata e non distruttiva rappresenta un obiettivo importante della terapia psico-corporea affinché la persona recuperi la propria integrità mente-corpo.
    A livello psicologico la rabbia, se repressa per troppo tempo, può far “perdere la testa”, cioè far perdere il controllo cosciente e, da emozione positiva con una funzione di protezione dell’Io, può tramutarsi in una furia distruttrice, cioè in furore. Il furore è rappresentato metaforicamente come un turbine o un tornado che distrugge tutto ciò che incontra. A differenza della rabbia, il furore non è efficace né adeguato, dato che non è selettivo rispetto ad uno stimolo e spinge ad azioni di cui successivamente ci si pente.

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    venerdì, giugno 02, 2006

    Ipnos e il mondo dei sogni

    Appena ci appartiamo e chiudiamo gli occhi ci rendiamo conto che esiste un flusso di pensieri che, similmente un brusio di sottofondo ci accompagna costantemente. Ma quando cominciamo a portare la nostra attenzione sempre più all'interno distaccandoci dall'ambiente circostante, il brusio di sottofondo si manifesta in primo piano e ci troviamo in una condizione simile allo stato ipnagogico che precede il sonno vero e proprio. Se siamo stanchi e ci facciamo coinvolgere da queste immagini e pensieri automatici perdiamo la nostra consapevolezza. Ecco allora che cominciano a strutturarsi delle vere e proprie storie dapprima confuse e poi sempre più chiare e coinvolgenti e così cominciamo a sognare o per la precisione veniamo sognati.

    Questo flusso di pensieri - seppure in modo sotterraneo e in larga misura inconsapevole - persiste durante la nostra vita di veglia e si manifesta con pensieri e immagini automatiche frutto di schemi profondi o tracce Karmiche che generano l'Io e interpretano l'esperienza così come la conosciamo facendoci reagire ad essa. È questa la natura dell'esistenza samsarica, della nostra struttura percettivo/reattiva.



    Così anche durante la vita di veglia continuiamo a sognare perché continuiamo a raccontarci e a vivere storie su di noi, sugli altri e le consideriamo come l'unica realtà possibile. Ci identifichiamo con queste storie scambiando le nostre proiezioni come la pura verità.

    L'esistenza samsarica vive in questo dualismo osservatore/osservato.

    Le antiche discipline dello Yoga Tibetano del sonno e del sogno insegnano che quando sorge un pensiero, una immagine e ci si identifica con tale pensiero o immagine si perde la presenza e l'attenzione vaga qua e là sospinta dalle due pulsioni fondamentali: avversione e desiderio.

    Quando ci identifichiamo con attaccamento e avversione noi generiamo emozioni negative che producono inevitabilmente azioni. Queste azioni (karma) vanno a costruire abitudini e tendenze a strutturare e quindi a reagire alla realtà stessa.

    Le tracce karmiche restano in noi come schemi inconsci che creano ulteriore attaccamento e avversione generando un ciclo senza fine di azione e reazione chiamato samsara. Così le persone piene di collera in sé incontrano di continuo circostanze che sembrano giustificarla nel "mondo reale" e non si rendono conto che ciò è semplicemente il frutto delle precedenti tracce karmiche che vanno a costituire il loro Io. Esse proiettano quel flusso di pensieri e immagini interiori ­­­— che hanno la stessa natura di un sogno — nella "realtà esterna".

    Queste tracce karmiche si manifestano anche nel sogno. La nostra coscienza spostando la sua attenzione all'interno illumina le tracce karmiche che sono state stimolate durante la "vita di veglia".

    Freud con la sua analisi dei sogni si è occupato prevalentemente di quelli che la tradizione Dzogchen (forma di Buddismo Tibetano) chiama i "sogni samsarici" o sogni derivanti da tracce Karmiche. Ma esistono anche i "sogni della chiarezza" simili a sogni lucidi o a sogni fonte di ispirazione religiosa, artistica, culturale e persino scientifica, durante i quali si possono ricevere idee, pratiche, profezie, illuminazioni... Questo tipo di sogni sono descritti anche da Jung.

    Infine ci sono i "Sogni della chiara luce" quando il praticante dimora nella pura coscienza non-duale (rigpa) che possono essere considerati simili alla raggiunta lucidità nel sonno profondo descritta da Gackenbach e Bosveld (1993, Beyond Lucidity: Moving Toward Pure Consciousness).

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    venerdì, maggio 26, 2006

    Corpo e matefora

    Prima parte:


    Il corpo negli ultimi anni è diventato importante oggetto di studio e ricerca per le scienze umane e sociali che, a seconda dei contesti e degli approcci teorico-metodologici, ne hanno sottolineato ed approfondito aspetti peculiari.
    Il discorso su corpo e metafora apre gli orizzonti a infiniti scenari e interessanti spunti applicativi per la Psicoterapia e la Psicologia della Salute.
    Secondo le più recenti teorie della metafora, si può affermare che tutto il nostro linguaggio è strutturato secondo metafore e che anche il nostro pensiero è di tipo prevalentemente metaforico. Siamo così dentro questo mondo metaforico da non renderci neanche conto dei concetti organizzati per metafore. Ad esempio la metafora concettuale “il tempo è denaro” struttura moltissime espressioni linguistiche ed è testimoniata da frasi come “mi stai facendo perdere tempo”, “in questo modo risparmieremoalcune ore”, “questa gomma a terra mi è costata un’ora”, ecc. Nella nostra cultura il tempo è una merce pregiata che utilizziamo per raggiungere degli scopi, e nello stesso modo in cui agiamo come se il tempo fosse realmente denaro, così concepiamo il tempo allo stesso modo.
    Il lavoro come Psicologo e conduttore di gruppi di consapevolezza corporea mi offre alcuni spunti di riflessione sull’utilizzo delle metafore corporee nei contesti della promozione della salute. Il nostro corpo è plasmabile in modalità potenzialmente infinite e può diventare qualsiasi cosa si desideri, corpo-tempio del nostro benessere o corpo-spazzatura del nostro malessere, corpo-piacere o corpo-dolore con ampie sfumature metaforiche e gradi di libertà in cui danzano natura e cultura, contingente e necessario, ordine e caos.
    Anche rispetto al corpo, infatti, il nostro linguaggio veicola e struttura concetti ed espressioni che sono in grado di influire sul nostro benessere o malessere personali. Non solo, ma la maggior parte delle metafore che inconsapevolmente usiamo per rappresentarci il mondo sono tratte dall’esperienza sensoriale e corporeo-spaziale.

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    mercoledì, maggio 17, 2006

    Teoria sull'Inconscio, Teoria degli insiemi infiniti. Parte IV

    L'ipnosi Ericksoniana secondo la bi-logica
    Alla luce di queste ultime "teorie" possiamo intendere e reinterpretare il Milton Model a seconda degli schemi linguistici capaci di attivare il pensiero asimmetrico (ingannandolo con falsi sillogismi) o il pensiero simmetrico.

    Matte Blanco proponeva in linea con ciò che insegnava Erickson di parlare al paziente con il linguaggio dell’inconscio, utilizzando una tecnica che non disdegna l’uso della metafora, della poesia, dello humour, dei giochi di parole (p. XCIV)

    Notiamo inoltre che l’ipnosi a differenza delle terapie basate sull’insight si spinge a profondità sempre maggiori di pensiero simmetrico con lo scopo di costruire delle "reti di simmetria" più funzionali rispetto a quelle patologiche in corso.

    Erickson come Freud e molti altri grandi psicoterapeuti spodesta l’Io dalla sua presunta centralità. Secondo Erickson c’è una parte - l’inconscio - che lavora secondo logiche estranee all’Io conscio e che occorre ascoltare perché è molto più saggia.

    Da ciò derivano le tecniche di confusione e depotenziamento degli schemi coscienti al fine di andare oltre ai limiti appresi e aprire un varco verso l’iperspazio della mente inconscia creando nuove connessioni, nuove metafore, nuove associazioni in una vera e propria arte della tessitura.


    Ambiguità fonologica
    Un altro elemento importante dell’approccio Ericksoniano risiedeva nel controllo del suo paraverbale come se fosse uno strumento musicale utilizzabile per evocare significati al di là del contenuto puramente logico.La "musicalità" della sua voce si manifestava attraverso il tono, le variazioni di ritmo, le pause, la sottolineatura analogica. Tutto ciò consentiva di veicolare messaggi ulteriori e faceva spostare l’attenzione del paziente dal contenuto alla musicalità del suo linguaggio, dal significato al significante sonoro.

    Anche Freud era consapevole dell’importanza del paraverbale e prescriveva all’analista di mantenere un’attenzione fluttuante così da non preoccuparsi "di tenere a mente alcunché". In tal modo piuttosto che indulgere a speculazioni ed elucubrazioni poteva "cogliere l’inconscio del paziente col suo stesso inconscio"

    L’uso di ambiguità fonologiche, sintattiche o di portata potenzia questo processo inconscio attivando rapporti simmetrici.Ambiguità di portata:"Parlandoti come se fossi ipnotizzato"Frase che può essere intesa simmetricamente in entrambi i sensi:_ Io ti parlo come se tu fossi ipnotizzato;_ Io ti parlo come se fossi io ipnotizzato.Nella logica asimmetrica solo uno dei due significati può essere vero mentre secondo il principio di simmetria sono veri entrambi allo stesso tempo.Ambiguità sintattica:"L’ipnosi di un ipnotizzatore può essere pericolosa"Ipnotizzare un ipnotizzatore può essere pericoloso=essere ipnotizzato da un ipnotizzatore può essere pericolosoLo stesso discorso vale per altri tipi di ambiguità come quelle fonologiche come per esempio con parole che hanno più di un significato. In tutti questi casi così come con altri effetti sonori (rime, assonanze, alliterazioni, ritmo, ecc..) scattano nell’ascoltatore delle simmetrizzazioni.Nominalizzazioni
    Le nominalizzazioni raggruppano in un’unica classe un’infinità di fenomeni specifici e ciò da adito ad ambiguità.Per esempio, che cosa vuol dire spiegare? Come stabilire in modo univoco - quindi secondo la logica asimmetrica - che cosa sia una spiegazione da che cosa non lo sia?La nominalizzazione è un perfetto esempio di bi-logica: da una parte i concetti astratti che veicola si prestano alla simmetrizzazione ma al contempo sono applicabili - tramite una ricerca transderivazionale - a un aspetto specifico della vita del paziente.Tale fenomeno può essere interpretato anche tramite il concetto di funzione proposizionale. Una funzione proposizionale è un enunciato aperto con un numero enorme di valori che lo soddisfano ma che assume senso per il soggetto solo quando alla variabile viene assegnato un valore preciso. Questo meccanismo opera nelle nominalizzazioni, nelle cancellazioni, nei verbi non specificati, nelle ambiguità, nelle metafore.


    Metafora
    La metafora per la sua particolare struttura bi-logica consente a Erickson di parlare all’inconscio impegnando contemporaneamente anche l’Io conscio: "la comprensione della metafora implicitamente comporta l’estrazione di relazioni generali da un esempio particolare, e il successivo riconoscimento che queste relazioni generali si applicano anche ad un altro esempio particolare" (Matte Blanco I., L'inconscio come insiemi infiniti, Einaudi, Torino 1981, p. 449)
    C'è un continuo oscillare fra questi due poli nel tentativo di dare un significato specifico al racconto: "Fiabe, storie, racconti e metafore rappresentano un'area di intersezione tra reale e fantastico; una sorta di zona franca dove il fantastico del reale e il reale dell'immaginario si intersecano." (Fabio Rondot, Maria Varano, "Come si inventano le fiabe", Edizioni Sonda, p. 60)
    La metafora ci fa tornare bambini è come un gioco che consente di trasfigurare la realtà: "Spezzando il legame referenziale abituale tra segno e significato, la metafora ravvicina elementi che nella realtà sono differenziati e condensa in una sola immagine più significati" (Fabio Rondot, Maria Varano, "Come si inventano le fiabe", Edizioni Sonda, p. 38)

    Alcuni esempi della vita quotidiana: "Mi sento come un leone", "È un lupo travestito da agnello", "Senti il ruggito del motore", "È stato un fulmine a ciel sereno"

    Una metafora può essere letta a differenti livelli di simmetrizzazione secondo la già citata topologia stratificata dell’inconscio. In un racconto, un aneddoto, una parabola coesistono molti significati contemporaneamente molti dei quali non sono immediatamente visibili, è una verità che in parte si rivela e in parte si sottrae alla vista. Alcuni oggetti, simboli, personaggi o eventi presenti in essa possono evocare molte o tutte le classi a cui l’oggetto, il personaggio o la situazione concreta in questione appartengono.Ad ogni modo la metafora è operativa anche se non immediatamente compresa nel suo significato profondo dalla parte conscia. In seguito, la coscienza può rimanere piacevolmente sorpresa da una illuminazione che arriva some se provenisse fuori da sé:"Il pensiero non è la riduzione della realtà alla misura della coscienza o ad una rappresentazione della realtà entro il teatro della coscienza, ma è la coscienza che si illumina allorché un evento, un processo interiore si compiono e con una estremità terminale si estendono e arrivano fino a lei, la «zona chiara», diurna dell'interiorità umana." (Aldo Giorgi Gargani, "Ignacio Matte Blanco e la cultura contemporanea. Estetica e psicoanalisi" in AA.VV.,L'inconscio antinomico, a cura di Pietro Bria e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli,1999 Milano, p. 28)Ricalco
    Il ricalco è un metodo efficace per conoscere l’altro a un livello che oltrepassa le verbalizzazioni asimmetriche. Tramite di esso è possibile sperimentare le emozioni del paziente a un livello pre-linguistico tramite l’Io corporeo. Grazie alla comunicazione multidimensionale mediata dal corpo l’inconscio ci parla simmetricamente. Anche Freud si rese conto dell’enorme importanza dei messaggi non-verbali e delle risposte ideodinamiche. In una lettera a Groddeck scrisse che, oltre alle ben note caratteristiche già descritte (condensazione, spostamento, assenza di contraddizione, atemporalità e sostituzione della realtà esterna con quella interna) "l’atto inconscio ha un’intensa influenza plastica sui processi somatici quale non viene mai raggiunta dall’atto cosciente"” (S. Freud, L’inconscio, OS7, vol. VIII, p. 71n) Così l’inconscio ci parla attraverso le posture del corpo, la mimica del volto, il respiro, lo stile dei movimenti, i gesti, la voce...Erickson era perfettamente consapevole di ciò e praticava un "ascolto integrale" comunicando prevalentemente con l’inconscio grazie al ricalco e alla guida dei messaggi non-verbali posti al di fuori della consapevolezza del paziente.Grazie all'ascolto di eventi al confine fra lo psichico e il somatico Erickson poteva avere una comprensione o intuizione di ciò che era veramente importante - a un livello profondo ed emotivo - per l’interlocutore.

    Identificazione
    Nell’esperienza della identificazione in trance profonda con l’ipnotista vediamo all’opera il pensiero simmetrico. L’identificazione con l’ipnotista è tale che l’ipnotizzato senta la voce dell’ipnotista come se provenisse dal suo interno.
    Erickson nelle sue induzioni diceva: "e la mia voce ti accompagnerà, e si tramuterà in quella dei tuoi genitori, del tuo maestro, dei tuoi compagni di giochi e persino nella voce del vento e della pioggia..." Sidney Rosen spiega che questa frase permetteva a Erickson "di tenere il contatto col paziente in trance, indipendentemente dalla profondità della regressione del paziente, e contemporaneamente gli serviva da spunto per le suggestioni postipnotiche. [...] Tra queste suggestioni potevano esserci ingiunzioni e punti di vista, che allora sarebbero stati 'uditi' (spesso tramite la voce di Erickson) come la voce di un genitore introiettato o Super Io. Questa introiezione della voce di un terapeuta può comparire in qualsiasi psicoterapia, ma ha maggiori probabilità di presentarsi quando il paziente è in stato di trance ipnotica. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è stata avanzata da Lawrence Kubie a un congresso della American Psychoanalytic Association. Kubie notò che nella trance ipnotica la distinzione tra ipnotizzatore e soggetto viene abolita. Il soggetto sente la voce dell'ipnotizzatore come se provenisse dalla propria testa, come se fosse la propria voce interna. Questo era vero nel caso di Erickson. La sua voce diveniva la vostra voce, e la sua voce vi accompagnava, dovunque foste." (Milton H. Erickson, La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, Roma 1983, p. 22)

    Percepire l’altro come se stesso e se stesso come altro implica una relazione di tipo simmetrico.

    Tra l’altro questa capacità consente all’uomo di conoscere emozionalmente l’altro e di amare:

    "Il principio di simmetria, in sostanza, mette se stessi di fronte a se stessi, in virtù appunto della sua proprietà simmetrica, dà luogo a una sfera in cui si vive contemporaneamente come altro e come se stesso" (Gabriele Pulli, "Il problema del principio di simmetria" in AA.VV.,L'inconscio antinomico, a cura di Pietro Bria e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli,1999 Milano, p. 174)

    Ciò accade anche nella vita quotidiana, pensiamo per esempio al meccanismo dell’identificazione proiettiva.

    Nella lettura di un romanzo o nella visione di un film è consentito essere e non essere il personaggio prescelto e così accade nel sogno perché il sogno come l’opera d’arte sono tutte manifestazioni del pensiero simmetrico.

    Pensiamo anche al fenomeno della dissociazione: essere contemporaneamente all’interno e all’esterno di se stesso, guardarsi mentre si va in trance.Oppure l’allucinazione: ciò che interno sta anche all’esterno ma quell’esterno che viene trattato come tale ha il valore di qualcosa di interno perché è manipolabile con la sola volontà della mente.Sono tutti fenomeni che segnalano che il principio di simmetria è prevalente al principio di asimmetria.

    Approccio naturalistico
    L’azione terapeutica di Erickson è sempre ben consapevole della coesistenza di asimmetria e simmetria in ogni momento della giornata (struttura bi-logica e stratificata della mente) tanto che Erickson parla di "trance spontanee" durante la cosiddetta vita di veglia.Possiamo considerare che sono le relative proporzioni di simmetria e asimmetria che caratterizzano uno stato come conscio o inconscio.I livelli descritti da Matte Blanco sono 5 ma si possono considerare virtualmente infiniti. Ciò che è interessante in questo modello è il passaggio graduale dall’asimmetria più rigida alla simmetria assoluta. A seconda delle proporzioni fra queste due logiche il funzionamento psichico e la percezione della realtà cambiano.In particolare all’aumento dell’emozione e della profondità della trance corrisponde un aumento nella modalità simmetrica di funzionamento e si verificano isomorfismi fra esperienze e realtà diverse come conseguenza della violazione di livelli logici.

    Conclusione
    Il linguaggio, come la mente sono retti dalla interazione tra pensiero simmetrico e asimmetrico (la bi-logica).

    Senza un certo grado di simmetria non potremmo neanche capirci:
    Così è possibile che le parole evochino immagini, suoni, emozioni e in genere processi ideodinamici.

    La comunicazione non-verbale, le metafore, le implicazioni, i presupposti e i postulati di conversazione sono tutti esempi di comunicazione bi-logica. La ricerca trasderivazionale che attivano conducono l’interlocutore a leggere tra le righe per interpretare il messaggio.Secondo Francisco Matte Bon (figlio di Matte Blanco) in ogni atto enunciativo vi è una presunzione di simmetrizzazione e generalizzazione riassumibile in due massime di funzionamento:"a) ogni volta che parlo di A sto parlando di A ma anche di tutto il resto (cioè della classe alla quale appartiene A)b) se dico X sto dicendo X ma anche il contrario di X" (Francisco Matte Bon, "Lingua, analisi della lingua e bi-logica" in AA.VV.,L'inconscio antinomico, a cura di Pietro Bria e Fiorangela Oneroso, Franco Angeli,1999 Milano, p. 119)Quest’ultimo è il caso dell’uso della negazione nell’ipnosi Ericksoniana con frasi del tipo: Non andare ora in trance.Anche la riassociazione di risorse e di processi creativi sono il risultato di una collaborazione fra pensiero asimmetrico e pensiero simmetrico. In genere l’operare di Erickson presenta dapprima una simmetrizzazione di una rete di relazioni asimmetriche (catena di ancore positive) che si conclude con un successivo ri-dispiegamento e contestualizzazione asimmetrica (ristrutturazione).Lo scopo della sua terapia è sempre stato quello di creare associazioni fra risorse, eventi e pensieri - in virtù del principio di simmetria - come se fossero membri della stessa classe e quindi interscambiabili.In definitiva si può dire che il linguaggio Ericksoniano proprio per la sua struttura bi-logica è capace di presentare qualcosa di apparentemente logico e circoscritto al contempo insinuando in questo qualcosa molte o tutte le classi a cui l’oggetto o la situazione appartiene. E’ quella conclusiva brevità della bi-logica che consente di dire con poche parole moltissime cose così da aprire un canale privilegiato di comunicazione con l’inconscio come insiemi infiniti.Si tratta di una cura mediante l’atto creativo dell’uomo.

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    lunedì, maggio 15, 2006

    Teoria sull'Inconscio, Teoria degli insiemi infiniti. Parte III

    Struttura bi-logica stratificata

    Matte Blanco propone una struttura bi-logica (combinazione di logica simmetrica e asimmetrica) stratificata dell’inconscio disposta in cinque livelli che saranno tanto più "profondi" tanto più sarà maggiore la proporzione di relazioni simmetriche rispetto a quelle asimmetriche fino a giungere alla zona impensabile costituita dall’assenza di spazio e tempo.

    Ogni fenomeno psichico o comportamentale può essere letto secondo differenti livelli di profondità poiché queste realtà psichiche coesistono contemporaneamente nell’uomo: "dietro ogni individuo o relazione – percepita o data in un certo modo e in un dato momento – il sé "vede" una serie infinita di individui; tutti questi soddisfano la stessa funzione proposizionale (che può essere complessa, composta cioè da diverse asserzioni) alla cui luce l’individuo o la relazione in questione viene percepita, vista o vissuta in questo momento. Se l’attenzione dell’osservatore resta concentrata sul primo livello, quello della coscienza, allora egli sarà solo cosciente dell’individuo concreto; se si lascia permeare dai livelli sottostanti, questa infinità si dispiegherà davanti a lui, sebbene in modo inconscio. Ad abbracciare questa serie infinita vi è una sola unità: la classe o insieme. Questo a sua volta è vissuto come una unità." (pp. 189-190)

    Ecco i cinque livelli descritti da Matte Blanco:

    a) il livello degli oggetti coscienti e ben delimitati che corrisponde al livello del pensiero asimmetrico [...] Qui predomina la logica classica aristotelica

    b) il livello delle emozioni più o meno coscienti dove vigono simmetrizzazioni molto ben delimitate a livello cosciente come quelle che si manifestano, ad esempio, nell’innamoramento accanto ad un buon funzionamento del pensiero asimmetrico;

    c) il livello di simmetrizzazione della classe per cui cose tra loro equivalenti diventano identiche: conseguenza fondamentale di questa simmetrizzazione è che ogni individuo diventa la classe e, di conseguenza, acquista tutte le potenzialità di quest’ultima [...]

    d) il livello di progressiva simmetrizzazione di classi sempre più comprensive: simmetrizzazione così estese possono caratterizzare il funzionamento mentale di alcuni stati schizofrenici;

    e) i livelli più profondi che hanno come limite matematico l’indivisibilità: da questo punto in giù la quantità di simmetrizzazione è così grande che il pensiero, che richiede relazioni asimmetriche, è gravemente compromesso. Il limite concettuale è il modo indivisibile allo stato puro, dove ogni cosa diventa ogni altra cosa e dove le relazioni tra le cose sono tutte teoricamente contenute in ogni singola cosa che l’intelletto riesce a cogliere." (pp. LXIV-LXV)

    Quindi possiamo dire che l’essere simmetrico non si manifesta mai da solo nell’uomo si può soltanto dispiegare e tradurre nella dimensione spazio-temporale dell’Essere asimmetrico. Quindi si può parlare di pensiero ibrido, di una bi-logica costituita da queste due logiche presenti nell’animo umano.

    In questo senso non è esatto dire che al posto dell’Es deve addivenire l’Io poiché "l’Es non può mai diminuire la sua grandezza: è sempre infinito e non può essere sostituito dall’Io" (p. 332)

    Si potrebbe anche ipotizzare che l’Essere asimmetrico emerge come "un gruppo limitato di funzioni dagli insiemi infiniti del nostro essere simmetrico" (p. 115)

    Questa sembra essere l’ipotesi per la quale propendeva anche Freud quando individuò nell’Es la nostra vera realtà psichica:

    "Un individuo è dunque per noi un Es psichico, ignoto e inconscio, sulla cui superficie poggia l’Io, sviluppatosi dal proprio nucleo, il sistema P." (Io e l’Es)

    Secondo Matte Blanco lo scopo della psicanalisi è più che altro mitigare l’irruzione massiccia del livello simmetrico profondo (per esempio panico, fobie, psicosi) così come l’asimmetrizzazione forzata che viene messa in atto per controllare e delimitare l’esperienza simmetrica patologica (ossessioni), per giungere così a un’equilibrio della psiche.

    Ciò accade anche nella terapia cognitiva quando attraverso il metamodello si intende asimmetrizzare ciò che fino a quel momento era simmetrico in modo patologico. Tramite questo processo si può giungere al massimo a "illuminare con la luce della coscienza" il quarto livello di "profondità" descritto da Blanco traducendolo in termini asimmetrici.



    I fondamenti del pensiero

    Matte blanco parte dal presupposto che non è possibile sviluppare alcun sistema logico senza il concetto di psazio-tempo e quindi senza la distinzione, la divisibilità e la relazione tra le cose:

    "Sembra, ora, evidente che nessuna logica, nessun universo di discorso di qualsiasi ordine, [...] può in alcun modo essere o essere sviluppata se previa o contemporanea ad esso non vien fatta una distinzione tra qualcosa e qualcosa d’altro e cioè la distinzione tra due qualcosa." (p. 364)

    Ciò porta Matte Blanco ad affermare che ogni discorso logico è formato almeno da una triade costituita da S, SE e R, dove S sta per Something, SE per Something else e R designa la relazione tra i due elementi in questione.

    Potremmo definire questo principio anche come la natura duale dell’universo del pensiero. Lao Tze affermava qualcosa di simile quando diceva: "Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È così che essere e non essere si danno nascita fra loro". Ma ad ogni modo la totalità dell’Essere simmetrico rimane per noi ineffabile: "Il Tao che si può nomare non è l’eterno Tao".

    Prendiamo un’asserzione come "a è identico a se stesso". Anche tale asserzione implica un S e un SE: "sebbene sia vero che il designato di a è solo uno, la sua rappresentazione in termini di logica non è una ma duplice: una nella posizione di referente e l’altra in quella di relato nella relazione di identità." (p. 365).

    E questo è anche il paradosso implicito nell’esortazione "Conosci te stesso" poiché l'Io come soggetto dovrebbe restare distinto dall'Io come oggetto pur restandogli identico. In realtà l’Io osservante e l’Io osservato si co-creano a vicenda, si può anche dire che nell’atto di conoscersi l’Io rimane diviso da sé stesso.



    I connettivi logici

    Nella logica proposizionale i connettivi consentono di formare enunciati composti (hanno perciò la funzione di R) e sono:

    La negazione (non), la disgiunzione (o), la congiunzione (e), l’implicazione, l’equivalenza.

    Quindi "nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di relazione. Poiché, d’altra parte, il calcolo proposizionale tratta combinazioni di proposizioni con altre proposizioni, ne segue che nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di qualcosa e qualcosa d’altro." (p. 367)

    Ne consengue che ogni componente della triade viene definita da ogni altra e non può esistere senza le altre.

    Qui ci troviamo di fronte alla circolarità e al paradosso proprio nel cuore della logica: il tutto non può esistere senza le parti e le parti senza il tutto ma chi viene prima?

    "È evidente che, almeno da un certo punto di vista, ogni membro della triade è più semplice della triade stessa. Eppure nessuno di essi può esser concepito o descritto senza gli altri due o, forse, senza la triade. Questo fatto può essere espresso dicendo che il semplice è definito in termini del complesso o che la logica inizia dal complesso per arrivare al semplice. D’altra parte è ugualmente vero dire che non potremmo concepire la triade – come il suo nome dimostra – se non avessimo l’idea dei suoi elementi. Così, definiamo il semplice in termini del complesso e il complesso in termini del semplice. La triade di S, SE ed R è, perciò, un altro esempio della circolarità basica che esiste nella zona di partenza della logica." (p. 374)

    Le sorprese chiaramente non finiscono qui perché ogni membro della triade non è solo inconcepibile senza gli altri due ma è a sua volta descritto in termini di un’altra triade così via fino all’infinito, è come se trovandoci davanti a una triade o a un solo elemento della triade fossimo in contatto con l’intera costruzione del pensiero: "ogni enunciato o proposizione, anche se espressa in termini di una triade, comporta in realtà una miriade di triadi con le loro rispettive relazioni" (p. 381)

    Per esempio se prendo un vocabolo del dizionario e voglio cominciare a studiarne tutte le possibili diramazioni mi troverò a utilizzare gran parte se non tutto.

    La stessa teoria della "semiosi illimitata" di Charles S. Peirce prevede che i segni rimandino ad altri segni all’infinito, e fino all’infinito viene rimandata la possibilità di individuare un referente materiale.

    In effetti la credenza in un Sé centrale è pura illusione, è soltanto il senso dell’ego quello che emerge da una serie di catene di associazioni linguistiche senza fine. Quindi torniamo al discorso di Freud: "Un individuo è dunque per noi un Es psichico, ignoto e inconscio, sulla cui superficie poggia l’Io, sviluppatosi dal proprio nucleo, il sistema P."

    Ad ogni modo occorre ricordare che non c’è un punto di partenza privilegiato all’interno di questa rete di triadi poiché qualsiasi nodo della rete può condurci a tutti gli altri: "ogni volta che abbiamo un pensiero, e quindi un fatto, abbiamo in esso tutto il mondo: nessun fatto (pensiero) è separato dal resto del mondo, cioè da tutti i fatti: un fatto (quindi un pensiero od un concetto logico) non può esserci senza tutti i fatti (pensieri o concetti logici) cioè, senza tutto il mondo e questo vale per ogni fatto" (p. LX)

    E questa è una ulteriore circolarità ancor più "ampia" di quella presente all’interno delle triadi.

    Ma poniamo per un attimo di non voler tener conto di questi paradossi e diamo per scontato che un sistema logico costituito secondo il principio di asimmetria è perfettamente accettabile poiché si basa su alcuni presupposti tra cui il principio di non contraddizione.

    A questo punto, se ci soffermiamo un attimo, ci rendiamo conto che non è possibile dimostrare la verità del principio su cui poggia il nostro pensiero poiché dovremmo fa riferimento di nuovo al principio stesso dando per scontata la sua verità, un’impresa che solo il Barone di Münchhausen è stato in grado di compiere quando salvò se stesso e il proprio cavallo dallo sprofondare in una palude tenendosi sollevato per il suo stesso codino.

    "Detto in altre parole, vista con il pensiero e la logica, la base della logica e del pensiero non ha, essa stessa, una base logica perché in logica non si può impiegare come base o fondamento del principio dei concetti che sono espressione o conseguenze dell’applicazione del principio... Dunque se guardiamo con il pensiero (e non possiamo guardare che con il pensiero) all’interno delle basi del pensiero e della verità, ci troviamo con qualcosa che, vista con il pensiero, ci sembra essere un vuoto assoluto insondabile, che ci risucchia verso qualcosa che è alieno al pensiero." (p. LXI)

    Per poter dimostrare la completezza e la coerenza del sistema occorrerebbe uscire dal sistema preso in esame e ricorrere a una serie di metateoremi a loro volta indimostrabili se non con un ulteriore meta-metateorema e così via fino all'infinito poiché qualsiasi sistema non riesce a dimostrare la sua coerenza all’interno della propria struttura.

    Tutto ciò ci porta al Teorema di Gödel sulla Indecibilità, secondo il quale nessun sistema può dimostrare se stesso a partire da se stesso.

    È la questione paradossale che sorge anche quando affermiamo "Io sto mentendo" e quando Wittgenstein nel Tractatus (4.442) afferma: "Una proposizione non può enunciare, di se stessa, che è vera", al che Watzlawick risponde: "Peccato, tuttavia, che anche questa frase sia una frase che dice qualcosa su se stessa, proprio come quella che ho appena pronunciato." (Paul Watzlawick, Il codino del Barone di Münchhausen, Feltrinelli, 1989 Milano, p. 151)

    Il teorema ci insegna che tutte le assiomatizzazioni coerenti dell'aritmetica contengono proposizioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità (è questa la natura del paradosso) a meno che questo sistema sia per l'appunto incoerente oltre che chiaramente autoreferenziale e non falsificabile se teniamo conto anche degli apporti di Popper.

    Per concludere, possiamo riassumere che nessun sistema formale per quanto complesso sia, potrà dimostrare la propria completezza e coerenza senza dover ricorrere a metateoremi a loro volta nuovamente indimostrabili. Ma ciò che a prima vista potrebbe apparire come un limite può portare anche alla constatazione che non c'è una verità finale e definitiva che possa farci giungere all'immobilità e alla cristallizzazione del pensiero e della creatività umana.

    Anche il procedimento della presa di coscienza di sé è teoricamente un procedimento che può continuare all’infinito poiché prima o poi si raggiungono le propaggini di un altro inconscio: l’inconscio sopracosciente anch’esso non completamente esplorabile.

    Ciò non dovrebbe stupire perché già l’infinita riflessività della coscienza su sé stessa fa intuire che abbiamo a che fare con un insieme infinito.

    In effetti, la coscienza possiede la peculiare caratteristica di non aver bisogno di rivolgersi a sé medesima: nell'atto di percepire un oggetto possiamo essere coscienti e al contempo immemori di noi stessi travolti nel flusso delle nostre percezioni e rappresentazioni interiori.

    Perché la nostra coscienza di second'ordine possa essere riconosciuta come tale occorre una coscienza di terz'ordine che possa riflettere sulla precedente tramite una sorta di percezione interiore.

    Un piccolo esempio chiarirà questi concetti:

    I° ordine: percezione sensoriale della mela

    II°ordine: verbalizzazione "Questa mela è verde"

    III° ordine: Sto pensando che "questa mela è verde"

    IV° ordine: Sto pensando di pensare che "questa mela è verde"

    e così via all'infinito.

    Poiché questo processo deve necessariamente fermarsi da qualche parte (anche se teoricamente potrebbe continuare all'infinito) occorre postulare allora un "inconscio sopra-cosciente".

    Per esempio il teorema del matematico Dedekind che nel suo trattato "Essenza e significato dei numeri" (1888) dimostrò l'esistenza di un numero infinito di sistemi proprio a partire dalla nostra attività di pensiero cosciente:

    "Il mondo dei miei pensieri, cioè l'insieme S di tutto ciò che può essere oggetto del mio pensiero è infinito. Infatti se s è un elemento di S, anche il pensiero s1 che s possa essere oggetto del mio pensiero è un altro elemento di S".

    Lo stesso Cantor arrivò a postulare l’"infinitizzazione" dell’intelletto umano:

    "La finitezza dell’intelletto umano viene invocata spessissimo come argomento per sostenere che solo i numeri finiti sono pensabili... Se, però, si dimostra che l’intelletto può, in un senso ben determinato, costruire e distinguere l’uno dall’altro anche dei numeri infiniti cioè soprafiniti o si dovrà dare alle parole "intelletto finito" un senso più generale... oppure – e secondo me è questa l’unica soluzione giusta – anche all’intelletto umano si dovrà concedere, sotto certi aspetti, il predicato "infinito". Le parole "intelletto finito", che sentiamo tanto spesso, sono a mio giudizio del tutto improprie; per quanto la natura umana sia limitata – e lo è davvero – essa ha moltissimi punti di contatto con l’infinito; anzi se non fosse essa stessa infinita sotto certi aspetti, quella salda certezza e fiducia nell’essere dell’Assoluto nel quale sappiamo di essere tutti uniti in maniera inspiegabile. Io sono convinto, in particolare, che l’intelletto umano abbia una disposizione illimitata alla costruzione, passo dopo passo, di intere classi numeriche che stanno in un rapporto determinato coi modi infiniti e le cui potenze sono via via crescenti.

    to be continued...

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    sabato, maggio 13, 2006

    Teoria sull'Inconscio, Teoria degli insiemi infiniti. Parte II

    Inconscio come insiemi infiniti

    Nella logica simbolica si afferma che gli elementi della classe sono equivalenti fra loro rispetto alla funzione proposizionale che definisce la classe ma non identici.

    Per chiarire questo concetto occorre ricordare che una funzione proposizionale è un "enunciato aperto" che presenta una variabile. Tutti gli elementi che soddisfano questa funzione sono i membri della classe. Una classe è quindi definibile come "la collezione di tutti i valori che soddisfano una funzione proposizionale". Prendiamo per esempio la funzione proposizionale "x è ferito". Tutti coloro che sono feriti fanno parte della classe.

    Si può anche dire che sono equivalenti fra loro nel soddisfare tale funzione ma non identici e quindi non hanno lo stesso valore. Come dire che Pino è differente da Tino anche se entrambi sono feriti. Oppure se consideriamo la classe di tutti i numeri inferiori a 100 vediamo che, sebbene 50 e 90 facciano parte della medesima classe non hanno per questo il medesimo valore.

    Se invece applichiamo a questo insieme il principio di simmetria succede che ogni membro è identico e può stare per qualsiasi altro membro della classe e quando ci troviamo davanti a un elemento (la parte) abbiamo davanti a noi anche l’intera classe (il tutto) (p. 155)

    Le parti essendo identificate con il tutto ne acquisiscono anche l’intera potenzialità.

    Così accade che il medico Flechsing diventa Dio per Schreber. In virtù del principio di simmetria Flechsing è identico agli altri elementi della classe rappresentante l’archetipo padre è identico cioè a Dio, al sole e al padre di Schreber e ha acquisito le proprietà e le caratteristiche presenti nell’intera classe al massimo grado diventando una figura onnipotente.

    Pensiamo ad altre situazioni in cui prevale la logica simmetrica: nell’innamoramento per esempio l’oggetto d’amore si trasforma nella personificazione della bellezza e in genere le emozioni "primitive" o "non addomesticate", come le definisce Blanco, non risentono delle limitazioni spazio temporali. L’emozione nell’attimo in cui è provata sembra infinita, eterna.

    Un altro fenomeno è la fusione fra il soggetto e l’oggetto d’amore: la persona amata verrà amata come una parte di sé o semplicemente come se stessi.

    Ricapitolando le tre fondamentali caratteristiche dell’emozione sono:

    "generalizzazione delle caratteristiche o proprietà attribuite all’oggetto in modo tale che tutte le proprietà di questo tipo arrivano ad essere in esso contenute; massimizzazione della grandezza di queste caratteristiche; e, come conseguenza di entrambe, irradiazione dall’oggetto concreto a tutti gli altri che in tal modo lo rappresentano." (p. 296)

    La donna amata diventa la rappresentante dell’intera classe LA DONNA; acquisisce tutti i valori della femminilità al massimo grado e rappresenta tutte le donne.

    Nei momenti di panico e angoscia l’oggetto fobico viene investito di tutta una serie di caratteristiche che per il pensiero asimmetrico non possiede. Malgrado ciò "l’irruzione di simmetria" produce i suoi effetti: "lo spazio chiuso di una stanza o quello aperto di una piazza, acquistano tutte le potenzialità della classe e la funzione proposizionale in esame, ad esempio il buio-chiuso della stanza, non solo prende il sopravvento su tutte le altre proprietà ma si infinitizza. E per tale infinitizzazione il buio-chiuso, circoscritto e particolare, di quello spazio e di quel tempo diventa il Buio-Chiuso assoluto e universale della classe, quindi il Buio-Chiuso di uno spazio e di un tempo infinito che dà luogo con perfetta coerenza al panico dell’esperienza claustrofobica." (p. LIII)

    Con gli strumenti della logica si può intendere questa identità fra parte e tutto come una corrispondenza biunivoca tra un sottoinsieme o tra sottoinsiemi e l’insieme; tra contenitore e contenuto. In termini tecnici succede che la parte acquisisce la stessa cardinalità o potenza del tutto.

    È proprio quando ci troviamo dinanzi a questa caratteristica che ci rendiamo conto di trattare con insiemi infiniti. Scrive Dedekind: "Un insieme è infinito quando e solo quando può essere messo in corrispondenza bi-univoca con una sua parte propria".

    Per intendere il termine corrispondenza biunivoca possiamo portare l’esempio di due insiemi: l’insieme delle ballerine, che chiameremo M e l’insieme dei ballerini (N) in una sala da ballo. Questi due insiemi si trovano in corrispondenza biunivoca se ragazze e ragazzi stanno ballando in coppia. In tal modo ad ogni elemento di M corrisponde un solo elemento di N.

    Se i due insiemi sono in corrispondenza biunivoca si dice che sono equivalenti e che hanno la stessa potenza o stesso numero cardinale. Per esempio se le ballerine sono 10 il numero cardinale dell’insieme M è uguale a 10.

    Scrive Cantor in Contributi alla fondazione di una teoria degli insiemi trasfiniti: "Ogni insieme M ha una determinata potenza che chiameremo anche il suo numero cardinale. Con potenza o numero cardinale di M intendiamo quel concetto generale che otteniamo mediante la nostra attività pensante quando facciamo astrazione sia delle caratteristiche particolari degli elementi di M nonché dal loro ordine. Il risultato di tale doppia astrazione è la potenza o numero cardinale di M" (1895)

    Consideriamo ora l’insieme dei numeri naturali o interi che chiameremo M. M è un insieme infinito costituito da sottoinsiemi per esempio l’insieme dei numeri pari e l’insieme dei numeri dispari.

    La cosa curiosa è che l’insieme infinito dei numeri naturali M={1,2,3,4 ...} e l’insieme infinito dei numeri pari N={2,4,6,8 ...} possono essere messi in corrispondenza biunivoca e sono quindi equivalenti poiché hanno lo stesso numero cardinale anche se a prima vista potremmo pensare che M debba essere il doppio rispetto a N. Quando ci spostiamo dal finito all’infinito non c’è più alto e basso, minore e maggiore, bene e male.

    Intorno a queste stesse questioni si interrogò anche Galileo Galilei nell’opera Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (1638): "infiniti essere tutti i numeri, infiniti i quadrati, infinite le loro radici, né la moltitudine dei quadrati esser minore di quella di tutti i numeri, né questa maggiore di quella; ed in ultima conclusione gli attributi di eguale, maggiore e minore non avere luogo negli infiniti, ma solo nelle quantità terminate." I paradossi sembrano derivare perciò dalla natura del nostro intelletto: "Queste son di quelle difficoltà che derivano dal discorrer che noi facciamo col nostro intelletto finito intorno agli infiniti dandogli quelli attributi che noi diamo alle cose finite e terminate; il che penso che sia inconveniente, perché stimo che questi attributi di maggioranza, minorità ed egualità non convenghino agl’infiniti dei quali non si può dire uno esser maggiore o minore o eguale all’altro."

    Il paradosso dell’identità cardinale tra la parte e il tutto "comporta il superamento della concenzione di un solo "infinito" e introduce per la prima volta nella storia del pensiero, l’idea – a prima vista sconcertante – di infiniti di ordine diverso, di infiniti infiniti per i quali diventa legittimo parlare di "aritmetica del transfinito" così come lo era per il regno del finito" (p. XXII)

    Ecco allora che torniamo all’idea di Matte Blanco: l’inconscio come insiemi infiniti. Prendiamo per esempio ancora per una volta l’amore per la donna amata, in questa emozione possiamo distinguere secondo Matte Blanco almeno tre insiemi infiniti:

    1. L’oggetto o soggetto dell’emozione ha condensato in sé tutte le possibili grandezze della proprietà che definiscono la classe. Per esempio tutti i valori che soddisfano la funzione proposizionale "x è una donna femminile" (protettività, recettività, dolcezza, morbidezza, ecc.)

    2. Ognuna o parte di queste grandezze è suscettibile di acquisire un valore infinito.

    3. Per ogni valore y, q, z, ecc. ci può essere un numero infinito di x, cioè di elementi della classe che assumono questo valore.

    Ritornando all’esempio di "x è una donna femminile" si può dire che, per ogni valore e combinazioni di valori (per esempio x è una donna dolce e protettiva) possiamo trovare un numero infinito di variabili x che soddisfano tale proposizione, quindi un numero infinito di elementi della classe. (p. 301)

    Così quella donna investita dell’emotività profonda acquisisce in sé tutti i valori della femminilità al massimo grado e rappresenta tutte le donne.

    Infinito attuale potenziale

    Occorre precisare che se all’interno di una classe vige il principio di simmetria in genere l’inconscio riesce a differenziare tra insiemi differenti e solo "quando le manifestazioni inconsce diventano "più profonde", le classi o insiemi che si formano sono più ampie, quindi il principio di simmetria si applica a collezioni di oggetti sempre più ampie, che nella logica bivalente sono catalogate come sottoinsiemi. Alla fine troviamo un solo grande insieme o collezione. In questo insieme, in accordo con il principio di simmetria, ogni cosa è identica a qualsiasi altra e non si può differenziare da essa." (p. 167)

    E questa è anche la natura dell’esperienza mistica.

    Il tentativo di cogliere questa realtà da parte del pensiero asimmetrico è quella di rappresentarla come eterno ritorno, circolarità o ricorsività oppure come infinita divisibilità. Si tratta di un tentativo di ridurre qualcosa di alieno al pensiero – l’unità omogenea e indivisibile dell’essere che corrisponde anche con il vuoto assoluto e insondabile – con qualcosa di pensabile e rappresentabile: il cerchio o l’infinitamente divisibile.

    Prendiamo per esempio una successione infinita di numeri razionali:

    1/1, 1/2, 1/3, 1/4..... 1/m

    Più alto è il valore del denominatore m e più il numero piccolo approssimandosi allo zero senza tuttavia raggiungerlo.

    Questo è l’infinito potenziale, come disse Anassagora: "Per ogni grandezza ve ne è sempre una maggiore" e "Nel piccolo non vi è minimo, ma vi è sempre un minore poiché ciò che esiste non può cessare di esistere per nessuna divisione per quanto portata avanti."

    Nel pensiero Greco infatti vi è il rifiuto dell’infinito come totalità attuale in favore di un infinito solo potenziale costituito dal crescere e dal decrescere di una grandezza variabile. Scriveva Aristotele nel terzo libro della Fisica: "L’esistenza dell’illimitato si esprime in senso potenziale; pertanto l’illimitato esiste in parte con l’aggiungere, in parte col togliere".

    Come scrive Guido Calogero nel suo volume sulla logica antica (1967): "Tutta la filosofia e in un certo senso tutta la spiritualità dei Greci è un costante sforzo di determinare il preciso contorno delal realtà estraendola dalla nebbia dell’indefinito, di dimostrarvi la vittoria del "limite" sull’illimite [...] Tanto l’Oriente quanto l’Occidente avverte come il concreto reale sia per forza terminazione dell’indeterminato e quindi negazione dell’infinità: ma mentre il primo inclina perciò a svalutare le limitazioni e a dissolvere il terminato nell’indeterminato che tutto comprende, l’altro si orienta nel senso opposto. Al culmine della sua evoluzione antica con Aristotele, esso respinge l’infinito nell’inferiore sfera della potenza che non ha ancora raggiunto la finitezza dell’atto, concepisce quella realtà più reale che è la sostanza... come entità individualmente delimitata nello spazio e nel tempo e vede nel processo all’infinito la suprema prova dell’assurdo, il sintomo principe dell’impossibilità del reale e del vero."

    to be continued...

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