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mercoledì, febbraio 17, 2010

Arriva l'ipnosi per un parto indolore


Diversi studiosi e ricercatori hanno spiegato che si tratta dell'induzione di un particolare stato mentale, uno stato di coscienza alterata che fa da ponte fra il momento in cui si è perfettamente svegli e lo stato di non coscienza quando si dorme. Bisogna disattivare la parte conscia del cervello, impedendo al principio di realtà di operare, consentendo così alle parole dell'ipnotista di attraversare il corpo e di suscitare immagini ed emozioni.

È dimostrato, che l'impiego dell'ipnosi nel campo ostetrico ha più volte evidenziato grande utilità ed efficacia nella facilitazione di tutte le fasi del travaglio.

L'ipnosi, produce l'attenuazione dei dolori del parto attraverso due meccanismi fondamentali: è capace di indurre uno stato psicofisico che permette da solo di controllare il complesso dolore-paura e induce una dissociazione percettiva.

Va comunque ricordato che l'ipnosi non è tuttavia una tecnica sempre applicabile. Studi recenti indicano che circa il 70% dei soggetti può essere ipnotizzato. Tale percentuale aumenta fino al 90-95% nelle donne incinte che risultano più ipnotizzabili per l'aspettativa ansiosa che spesso le domina e le spinge a cercare aiuto.

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martedì, giugno 30, 2009

I meccanismi neurofisiologici dell'ipnosi

Tratto da: Le Scienze

La suggestione ipnotica di paralisi non inibisce l'attività dei centri motori, ma ne altera la comunicazione con il resto del cervello attraverso un'area che gestisce l'immagine di sé
L'ipnosi ha un effetto indiscutibile sul comportamento e sul cervello. Diversi studi hanno attestato che la suggestione ipnotica è in grado di indurre cambiamenti nell'attività cerebrale correlata alla memoria, alla percezione del dolore, ai movimenti volontari attraverso processi che mediano il controllo esecutivo e l'attenzione, ma in nessuno di essi si era controllato se tali cambiamenti sono legati a un'inibizione dell'attività motoria o a uno scollegamento dei sistemi di controllo dell'esecuzione delle azioni.

La risposta viene ora da una ricerca condotta preso il Centro di neuroscienze dell'Università di Ginevra, i cui autori firmano un articolo sulla rivista "Neuron".

"Abbiamo usato la risonanza magnetica per visualizzare direttamente se una suggestione ipnotica di paralisi attivi specifici processi inibitori e se questi possano o meno corrispondere a quelli responsabili dell'inibizione in condizioni post-ipnotiche", ha detto Yann Cojan, che ha diretto lo studio.

Nell'esperimento i soggetti erano stati istruiti a compiere o meno un movimento di una mano a seconda del tipo di stimolo che ricevevano. Una parte dei soggetti è stata quindi ipnotizzata suggerendo loro che mano sinistra fosse paralizzata, mentre ai restanti i soggetti era stato detto di simularne soltanto la paralisi. In questo modo i ricercatori hanno potuto rilevare che l'ipnosi provocava una serie di cambiamenti di attività nelle aree prefrontale e parietale coinvolte nell'attenzione, oltre a notevoli modificazioni nell'attività di connessione fra la corteccia motoria e le altre aree del cervello.

Nonostante la suggestione di paralisi, la corteccia motoria dei soggetti ipnotizzati risultava attivata in modo normale durante la fase preparatoria del compito. Ciò suggerisce che l'ipnosi non sopprima l'attività nei cammini motori o che elimini la rappresentazione dell'intenzione motoria. L'ipnosi era peraltro associata a un aumento di attivazione del precuneo, una regione cerebrale coinvolta nella memoria e nell'immagine di sé, e con una riconfigurazione del controllo di esecuzione mediato dai lobi frontali.

I ricercatori hanno così concluso che l'ipnosi induce una disconnessione dei comandi motori dai normali processi volontari sotto l'influsso di circuiti cerebrali coinvolti nel controllo dell'esecuzione e dell'immagine di sé.

"Questi risultati suggeriscono che l'ipnosi possa esaltare i processi di auto-monitoraggio che consentono alla rappresentazione interna di sé generata dalla suggestione di guidare il comportamento, ma che non agiscano direttamente attraverso una inibizione motoria". (gg)

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giovedì, maggio 21, 2009

Palermo: ipnosi e ionoterapia alleate nella lotta al dolore

Ipnosi e ionoterapia alleate nella lotta al dolore.

L’Associazione fisioterapisti e pazienti italiani annuncia la nascita della “ipnoionoterapia“: una procedura che abbina la moderna ipnosi all’impiego dell’apparecchiatura Jonotron, messa a punto dall’Università di Palermo e già utilizzata dagli esperti dell’ateneo siciliano su circa 5000 pazienti.

L’ipnosi potenzia l’effetto della ionoterapia, assicurano i fisioterapisti: un’azione incrociata su corpo e mente. Jonotron - ricordano gli esperti - promette di alleviare il dolore provocato ad esempio da tendiniti, borsiti, traumi accidentali e sportivi con lesioni cutanee e muscolari, artrosi, artrite e problemi cervico-dorso-lombari.

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mercoledì, aprile 22, 2009

Mal di testa, dolori reumatici e stress, ecco una cura senza farmaci Ipnosi per soffrire meno C'è anche chi sbaglia e si ustiona i piedi

tratto dal: il Tirreno

PISTOIA - Mal di testa, dolori reumatici, ma anche mal di denti. Piuttosto che imbottirsi di cachet è spesso molto più efficace un intervento di autoipnosi. Questi malesseri trovano infatti sollievo grazie all'ipnosi, mediante la quale si alleviano anche le situazioni di stress ed ansia. La riduzione del dolore è un effetto che hanno positivamente sperimentato i partecipanti ai corsi di autoipnosi tenuti in città dallo psicologo e psicoterapeuta Massimo Fochi e dal dottor Francesco Natali.
L'occasione per parlare delle proprie esperienze e dell'avvicinamento alla tecnica ipnotica è stata la riunione pubblica che si è tenuta nei giorni scorsi e che fa parte del calendario delle riunioni che i due professionisti tengono per diffondere la conoscenza della pratica ipnotica e contrastare quel triste fenomeno che è invece l'ipnosi da spettacolo. Antonello racconta che è stata sua moglie ad aver deciso di avvicinarsi all'ipnosi, ma poi si è tirata indietro ed invece proprio lui, scettico di ferro, ha consentito di essere ipnotizzato e poi di imparare a farlo da solo.

«Grazie all'autoipnosi riesco a combattere efficacemente il mal di testa e poi vi ricorro per concentrarmi quando devo sostenere qualche gara di bersaglio con le freccette, il mio sport preferito». Il dottor Fochi commenta come proprio le persone più scettiche si rivelino spesso le più capaci di raggiungere stati di trance profondo, come avviene nel caso di Antonello, il quale si è sottoposto volontariamente ad una dimostrazione anche nel corso dell'incontro di alcune sere fa. Addirittura Antonello, negli stati più profondi, parla in irlandese, una lingua a lui conosciuta solo in parte in stato vigile. Risultati invidiabili li ha raggiunti anche Marcella, avvicinata all'ipnosi per alleviare alcuni suoi dolori ricorrenti. La giovane donna ha raccontato nel corso dell'incontro la sua esperienza, che lei stessa definisce «un evento».

«Prima ero timidissima - dice - e non avrei mai preso la parola davanti a più persone, poi, grazie al rilassamento che ho trovato con l'ipnosi sono riuscita a risolvere questo mio problema. La prova più importante è stata però quando mi sono dovuta sottoporre ad un'isteroscopia con prelievo per biopsia, in una clinica fiorentina.

Questi esami sono pittosto dolorosi ma io, grazie al sostegno del dottor Fochi, ho deciso di sottopormici in stato ipnotico. I medici erano stupiti della mia serenità mentre effettuavano l'esame e solo sul finire ho detto loro qual era il mio segreto. E andato tutto bene e non ho avvertito alcun dolore». «L'ipnosi può lenire molti dolori - conferma il dottor Fochi - ed anche permettere di intervenire terapeuticamente per sbloccare situazioni di sofferenza psicologica, quali attacchi di panico o fobie. E però come una bicicletta che deve essere usata con cognizione, altrimenti può rivelarsi negativa.

Un esempio di questo tipo riguarda l'ipnosi da spettacolo, quella che ci viene propinata con cialtroneria da trasmissioni televisive nel corso delle quali un soggetto viene portato in una situazione alterata solo per creare clamore, davanti a tanta gente ed addirittura alle telecamere. Un altro esempio di uso negativo dell'ipnosi può essere quello di coloro che ripetutamente intervengono per bloccare malesseri ricorrenti.

Il dolore è spesso il segnale che qualcosa non va nel nostro organismo ed il fatto di poter evitare la sofferenza può far desistere dal rivolgersi ad un medico anche quando invece questo sarebbe necessario». Di uso distorto dell'ipnosi, anzi dell'autoipnosi ne sa qualcosa Fabrizio, anch'egli partecipante al corso sull'autoipnosi. «Una sera sono rientrato a casa molto stanco - racconta - e per trovare sollievo avevo deciso di fare un pediluvio.

Davanti alla bacinella dell'acqua ho scoperto che questa era troppo calda, ma ormai mi ero seduto e non volevo alzarmi di nuovo. Allora mi sono concentrato per abbassare la sensibilità ai piedi ed ho fatto serenamente il pediluvio. Solo dopo ho scoperto che i miei piedi si erano così arrossati che per tre giorni ho faticato a mettere la scarpe»

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giovedì, febbraio 12, 2009

CASELLA CONFESSA: IPNOSI CONCORDATE

GABRIELLA Carlucci accusa Giucas Casella di essere un imbroglione, di concordare le dichiarazioni delle persone che ipnotizza in tv, e lui, il ' Copperfield dei poveri' , risponde con una sonora risata. Ma poi ammette che sì, a volte, con certi ospiti, si deve concordare... La Carlucci ricorda che nel programma ' Acqua calda' lei concordava le risposte con gli ipnotizzati.
Vero o falso? "Straordinario: la Carlucci si era addormentata per autoipnosi due anni fa, nel programma di RaiDue, e si è svegliata solo oggi. Ma io non l' ho mai ipnotizzata: all' epoca di Acqua calda non praticavo l' ipnosi in tv, mi era stato chiesto di non farlo dalla dirigenza Rai. Ci fu il caso telespettatori caduti in trance davanti alla tv, con le mani incrociate: ma era una montatura dell' associazione ipnotisti, la Rai mi riabilitò qualche mese dopo.
Alla smemorata Carlucci ricordo che facevamo solo il gioco della verità: le tenevo i polsi, e dalle sue vibrazioni capivo se diceva il vero o il falso". Giù la maschera Casella: la sua è ipnosi ammaestrata, confessi una buona volta... "Ma è evidente che quando si fanno le interviste sotto ipnosi i grandi ospiti televisivi vogliono sapere preventivamente quali sono le domande: nessuno vuole rischiare di rovinarsi con un giochino. Ma questo non vuol dire che in televisione io non ipnotizzi davvero la gente". Può farci qualche esempio, per capire qual è il trucco: come funziona la sua ipnosi? "Faccio l' esempio di Katia Ricciarelli, intervistata da me sotto stato di ipnosi a Domenica in. Con lei ho concordato prima quali sarebbero state le domande, che poi sono sempre le stesse: ' Cosa ti emoziona di più nella vita?' , ' Quale è stato il dolore maggiore?' , ' Cosa rimprovera a suo marito?' .
Ecco, a questa domanda, durante le prove la Ricciarelli rispose ' Vorrei che Pippo mi fosse più vicino' , poi in diretta, sotto iponosi, lei rispose diversamente: ' Non lo sopporto quando fa lo zapping televisivo davanti a me' ". I conduttori di Acqua calda, Frassica e Faletti, secondo la Carlucci sapevano come venivano organizzati questi ' stati di ipnosi' , compreso quello di Marina Ripa di Meana che leccava un gelato. Ma non avrebbero detto nulla "perché il loro manager era lo stesso di Casella". Come risponde a queste accuse della signora Carlucci? "Falso: il mio manager è un altro, e cioè Marangoni. Ma la verità è che Buona domenica va male, e la Carlucci attacca me per colpire la Domenica in della Venier. La vera ipnotizzatrice di Domenica in è Mara Venier: è la sua luce che trascina il pubblico. Certo, Buona domenica mi mette contro cinque maghi, compreso l' adorabile Silvan.
Ma sapete che vi dico: tutte queste polemiche mi fanno bene, aumentano le richieste per le mie serate nei teatri e nelle discoteche: il mio lavoro vero è quello delle serate più che la tv". Che ne pensa Mara Venier? E' a New York per ricevere il premio ' Donna dell' anno' , ed evita le polemiche: "Vivo un momento professionale straordinario" sussurra "le illazioni le lascio ad altri".

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domenica, ottobre 05, 2008

Eva Mendes: l'ipnosi contro i ragni

L'attrice confessa la sua più grande paura

Eva Mendes è una delle attrici più belle e sensuali del momento. La star del cinema internazionale ha confessato di aver sofferto di aracnofobia: era terrorizzata dai ragni. Problema che sembra essere riuscita a superare grazie all'ipnosi.

"I ragni - ha spiegato la Mendes - mi spaventavano da quando ero piccola. Se mi capitava di vederne uno, avevo una vera e propria reazione fisica. Soffrivo di aracnofobia. Ero così fino ad un anno fa. Se c'era un ragno, cercavo qualcuno che lo uccidesse. Non riuscivo neanche a parlare, mi tranquillizzavo solo quando era morto".
Se poi un bel ragnetto gironzolava nella sua camera da letto, allora Eva trascorreva la notte insonne. Ma ora sembra tutto passato perchè, come ha confessato la stessa attrice, è ricorsa all'ipnosi: "Non mi facevano oscillare un orologio davanti alla faccia o cose simili. Non so di preciso cosa mi abbiano fatto ma ha funzionato, ora vedrò un ragno e non perderò la calma".

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martedì, giugno 24, 2008

L'ipnosi come prova in tribunale ?

Don Giorgio Carli
La vittima ricorda durante la psicanalisi: per il giudice è una prova
Di :FERDINANDO CAMON (tratto da:La Stampa)

BOLZANO
Contiene due rivoluzioni, una nel diritto e una nella psicanalisi, la sentenza del tribunale di Bolzano, sulla quale Rai3 manda in onda una trasmissione («Ombresulgiallo») oggi in prima serata: la sentenza chiude il processo di una ragazza contro un prete che l’avrebbe violentata da quando lei aveva nove anni fino a quando ne aveva quattordici. La ragazza, in quegli anni zitta e docile (nove anni son pochi, non capiva nulla; però quattrodici son tantini), più tardi cominciò a patire dei disturbi per cui entrò in una terapia analitica, e l’analisi avrebbe fatto riemergere in lei ricordi lancinanti, così dettagliati da convincerla che contenevano la verità. Si aprì un processo che si basava su un terreno insidioso: può l’inconscio testimoniare la verità?

Sul lettino
La ragazza s’è fatta 350 sedute di psicanalisi, una particolare psicanalisi che non è freudiana né junghiana (poi ne parleremo), ha discusso con l’analista e ha portato in tribunale numerosi sogni, ma ce n’è uno in particolare, in cui lei sogna violenze di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio: nome allarmante, perché le violenze che lei denuncia sarebbero avvenute in una parrocchia che si chiama San Pio X, e il prete che le avrebbe compiute si chiama don Giorgio.

Questo sogno è sembrato determinante. Ma se fosse determinante, sarebbe il primo caso in cui un colpevole risulterebbe «incastrato da un sogno» (o, peggio, da una fantasia). E’ qui la rivoluzione. Nell’attribuire al mondo dei sogni la funzione di garanzia sul mondo reale, tanto forte da reggere una condanna pesante. In primo grado infatti (20 febbraio 2006) il prete fu assolto, ma in secondo grado (16 aprile 2008) fu condannato a 7 anni e mezzo. L’assoluzione in primo grado dipese da alcuni punti deboli dell’accusa, che il prete aveva fatto notare: se la ragazza mi avesse visto spogliato, osservò, saprebbe che sul mio corpo c’è un segno particolare (la circoncisione). Il secondo grado di giudizio fu deciso riesaminando lo stesso materiale probatorio discusso in primo grado, ma stavolta con un altro orientamento, più disposto a riconoscere una vicinanza tra sogno e realtà, tra materiale onirico e prove a carico.

L’amico che non c’era
Otto anni e mezzo di carcere, con quelle motivazioni, sono la fine, per un prete. Adesso si pronuncerà la Cassazione. La Cassazione è attesa a un passo storico. Quel che deciderà lascerà una traccia nella storia del diritto e nella storia della psicanalisi. Perché dovrà pronunciarsi sull’utilizzabilità del sogno in tribunale, il suo rapporto col vissuto, il grado in cui il sogno deforma o conferma la realtà, e le possibilità che la memoria, perduta per una serie di traumi, possa venir ricostruita con particolari tecniche psicanalitiche. La ragazza infatti non è andata in un’analisi freudiana o junghiana, ma s’è sottoposta a un metodo che si chiama «distensione immaginativa», che non è molto lontano dall’ipnosi. Questo metodo dovrebbe permettere alla memoria di allargarsi fino a rioccupare il terreno dal quale s’era ritirata. Rioccupando quel terreno, la ragazza vi ha visto, sopra, don Giorgio, qualche volta con un amico, le loro ripetute violenze, come quelle che nelle cronache talvolta commettono i marocchini. Dimenticavo: l’amico di don Giorgio, un ragazzo, che non ricordava nulla, fu invitato a sottoporsi anche lui alla «distensione immaginativa», ma anche alla fine della cura non ricordava niente.

Era il tentativo di «costruire un testimone mediante la psicanalisi»? Comunque, è fallito. Nessun dubbio però sul fatto che quelle violenze, per la ragazza, siano verità, tant’è vero che la fanno ammalare, la caricano di sintomi. Il problema è se i sintomi siano il prodotto della realtà esterna o della realtà interna. Gli psicanalisti dicono che non è la biografia o la storia che genera nevrosi, ma la nevrosi che genera biografia e storia. Perciò i sogni e le fantasie si usano in analisi, non nelle aule giudiziarie. Se i sogni di coloro che vanno in analisi fossero prove a carico, non basterebbero tutte le prigioni ad accogliere i loro famigliari e amici e conoscenti. Quando leggiamo che un imputato è «incastrato dal dna, o da una scheda telefonica, o da una impronta», ci sentiamo sollevati; ma adesso leggiamo che un imputato è «incastrato da un sogno» o «da una fantasia indotta», e francamente ci sentiamo allarmati.

Psicolife non si permette di commentare sul termine usato come «distensione immaginativa», per l'ovvia e banale definizione di una tecnica come fosse un processo analitico dall'evidente epistemologia lasciata volutamente "confusa" e dal cronista che dallo psicanalista di cui ci si guarda bene dal fare il nome.

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mercoledì, marzo 26, 2008

Fergie: Cura della tossicodipendenza con l´ipnosi

L’ex tossicomane Fergie, bionda frontman dei Black Eyed Peas, combatterà la sua diendenza dalle droghe per il resto della sua vita e si sta ad un trattamento per liberarsi completamente dalla schiavitù delle droghe sintetiche con l’ipnosi. Sebbene sia ormai completamente pulita da metanfetamine e dall’ecstasy, la cantante – interprete del pezzo di Michael Jackson Beat it nell’album del Re del pop “Thriller 25th” – si sottopone di anno in anno a terapie di richiamo.
Non vado dentro e fuori dalle cliniche. È un lavoro continuativo. Mi curo con l’ipnosi, che è qualcosa di veramente importante nella mia vita. Funziona bene con me perché lavora a livello subconscio” ha detto Fergie.
La moda di utilizzare l'ipnosi per risolvere i problemi legati alla dipendenza attiva da sostanze (alcool, sigarette, cocaina,ecc...) è sempre più alimentata dalle varie star che con il loro atteggiamento promuovono il passaggio di informazione nei fan.
L'approccio ipnotico a tali comportamenti sostanze-dipendenti DEVE tenere conto anche dei comportamenti stato-dipendenti correlati alle abitudini e per questo l'approccio direttivo, ancora molto spesso in voga e altrettanto spesso promosso da ipnotisti di dichiarata fama, va a colpire la sintomatologia e può promuovere nel soggetto una rapida e/o immediata efficacia.
Gli studi sull'evidence base di tale approccio dimostra che l'utilizzo di induzioni e suggestioni direttive, nonostante gli apparenti immediati effetti, a lungo termine decrescono fino a portare alla ricomparsa degli atteggiamenti stato-dipendenti.
L'approccio indiretto invece tiene conto delle motivazioni e delle vulnerabilità sottostanti al "desiderio" di tale stato e ne promuove una dissoluzione in lniea con il sentire del paziente e con la rinnovata capacità di interrompere il pattern cognitivo-comportamentale della dipendenza e del desiderio della sostanza; garantendo lo stesso risultato dell' ipnosi direttiva con il vantaggio della efficacia a lungo termine dell'ipnosi indiretta.
D'altro canto l'approccio ipnotico indiretto richiede un percorso psicoterapeutico più lungo della tecnica direttiva, che implica un allenamento e un consolidamento della capacità del paziente di sviluppare stati ipnotici di trance profonda, passando dalle 3-5 sedute risolutive, tipiche dell'approccio diretto, alle 20 o più sedute della tecnica indiretta.

martedì, febbraio 12, 2008

Anestesia e Analgesia: Sull'Agenda della Salute

Copertina Agenda Della SalutePsicolife sull'Agenda della Salute

Questo mese sull'Agenda della Salute trovate un articolo del Dr. Massimiliano Zisa sull'argomento Psiconcologia.

L'articolo riassume in breve l'apporto della psicologia sia nel sostegno alle famiglie, nel paziente oncologico e nella gestione del dolore oncologico con tecniche ipnotiche.

Potete trovare l'articolo direttamente nella sezione del sito Psicolife.com alla voce Informazione Scientifica : Articoli

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mercoledì, novembre 14, 2007

Ipnosi e sport: sciare in ipnosi

Sci: Rocca, il segreto è l'ipnosi
E' l'ipnosi il segreto di Giorgio Rocca, cresciuto anno dopo anno e ora l'indiscusso slalomista numero 1. A rivelarlo è lo psicologo Beppe Vercelli, che ha in cura lo sciatore dal 2002. "Aveva solo bisogno di creare la connessione tra la mente e il corpo attraverso l'ipnosi - ha detto alla "Gazzetta dello Sport" - che permette di trovare l'armonia tra le varie componenti che regolano i comportamenti".
Pieno di ansie, incertezze, con poca convinzione nel proprio, enorme, potenziale di slalomista. Questo era Giorgio Rocca fino a qualche anno fa, una promessa non mantenuta, un campione non ancora sbocciato. Ad oggi non è più così, l'atleta è diventato il numero uno al mondo dello slalom ed è entrato di diritto nel novero dei campioni italiani degli sport invernali. La svolta della sua carriera è stato l'incontro con lo psicologo dottor Beppe Vercelli il quale ha conosciuto Rocca nel 2000, quando entrambi erano afflitti da problemi fisici: lo sciatore da guai ad un ginocchio malandato, il dottore che aveva rischiato l'osso del collo in una caduta con il parapendio.
Di lì un rapporto che è diventato determinante ai fini dei successi di Rocca: "Aveva bisogno di creare la connessione tra mente e corpo attraverso l'ipnosi, che permette di attivare le risorse sopite e fare trovare l'armonia tra le varie componenti dei processi che regolano i nostri comportamenti", ha dichiarato Vercelli. Lo psicologo ha, inoltre, svelato quali sono i segnali che Rocca utilizza per attivare tale processo: "Prima della partenza stringe forte le manopole dei bastoncini ed apre il circuito - ha precisato - ognuno ha un suo modo personale per fare ciò". In seguito, lo specialista ha parlato di quelli che, per lo slalomista, potranno essere i pericoli nel gestire un'Olimpiade: "Non ci sono rischi particolari, bisognerà gestire l'ultimo mese nel modo corretto. Importante sarà per Giorgio trasformare il pubblico in un potente alleato ed in questo momento devo ammettere che lui sa gestire le indicazioni che gli arrivano libere dalla gente".
Il lavoro che Rocca sta svolgendo non è solo mentale come ha dichiarato il suo trainer Claudio Ravetto: "Stiamo studiando il modo per perfezionare ulteriormente la sciata". Dunque, tra sedute dallo psicologo e carichi di allenamento, si spera che Rocca a sua volta riesca ad "ipnotizzare" gli avversari.
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mercoledì, ottobre 17, 2007

Ipnosi, un’alleata contro il dolore

I dati di uno studio pubblicato dal Journal of the National Cancer
Tratto dal: Il Corriere un articolo di:Vera Martinella

Permette di alleviare l’ansia e ridurre gli analgesici, in alcune terapie oncologiche. Diversi ospedali italiani la utilizzano.

MILANO – Non solo farmaci per contrastare la sofferenza durante e dopo un’operazione chirurgica. Secondo uno studio americano recentemente pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, una breve seduta di ipnosi prima di un intervento allevia l’ansia e il dolore, permettendo di somministrare una minor quantità di analgesici e traducendosi in un’esperienza meno traumatica per le pazienti e meno costosa per l’ospedale. Precedenti ricerche avevano già suggerito che l’ipnosi potesse contribuire ad alleviare problemi di varia natura, aiutando le pazienti a rimettersi più in fretta e, quindi, accorciandone la degenza ospedaliera. Quest’ultimo studio, condotto dai ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York, ha verificato l’efficacia della tecnica su cento donne che dovevano sottoporsi ad una biopsia chirurgica o all’asportazione di un nodulo al seno e che, prima della procedura, sono state coinvolte in una seduta d’ipnosi: 15 minuti durante i quali le pazienti sono state indotte ad uno stato di relax e sensazioni piacevoli e hanno ricevuto suggerimenti su come ridurre la percezione di dolore, nausea e affaticamento. Altre cento pazienti, invece, si sono limitate ad un breve dialogo con uno psicologo. I risultati, secondo i ricercatori, sono stati chiaramente migliori nel gruppo-ipnosi, per il quale è bastata un’anestesia più leggera e una quantità di sedativi ridotta. Inoltre, le partecipanti hanno riferito meno disturbi emotivi e minori effetti collaterali dopo l’intervento. Secondo gli autori, l’ipnosi ha permesso di risparmiare circa 773 dollari (oltre 540 euro) a paziente.Ma quale “magia” si nasconde dietro a questi meccanismi? Niente sguardi magnetici o potenzialità irrealistiche, tengono a precisare gli esperti. «Tramite l’ipnosi si può accompagnare virtualmente il malato in una condizione di benessere, stimolandolo ad evocare situazioni piacevoli, in modo tale che, dopo l’intervento o anche al risveglio, quando è necessaria un’anestesia generale, la sua percezione del dolore sia minore» risponde Luisa Merati, responsabile del Centro Medicina Psicosomatica presso l’ospedale San Carlo di Milano, che organizza sedute ipnotiche, individuali o di gruppo, con pazienti oncologici (le prestazioni sono rimborsate dal servizio sanitario nazionale e, in ogni caso, i malati di cancro sono esenti dal ticket). «Allo stesso modo – prosegue - è possibile aiutare il paziente a combattere gli eventuali sintomi fastidiosi sia dell’operazione che della chemioterapia. O, ancora, tramite tecniche di rilassamento si può offrire un sostegno psicologico “potenziato”, per superare i momenti difficili della malattia, inducendo calma e ottimismo per contrastare ansia e paura». Una soluzione altrettanto efficace può essere quella di insegnare ai malati a praticare l’auto-ipnosi (una tecnica simile al training autogeno e alle tecniche di meditazione), grazie alla quale i pazienti dovrebbero riuscire a scivolare in uno stato di benessere quando ne hanno bisogno, in day hospital per le sedute di chemioterapia o quando serve un aiuto a casa contro stanchezza cronica, nausea, debolezza.Le potenzialità dell’ipnosi sono già applicate in altri ambiti (per smettere di fumare, perdere peso o contro alcuni disturbi della psiche) e, gradualmente, vengono riconosciute anche in Italia come valide terapie complementari, utili se affiancate ad interventi di altro tipo. A utilizzare questa tecnica sui pazienti oncologici, infatti, sono già diverse strutture, fra cui l’Istituto Nazionale Tumori e l’ospedale San Raffaele di Milano, l’azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari, l’ospedale Umberto I di Lugo di Romagna (Ravenna), l’azienda ospedaliera Molinette di Torino e gli ospedali di Legnago (Verona), Garbagnate (Varese) e Varese. «Al pari di agopuntura e massaggi, le tecniche ipnotiche sono mezzi utili ed efficaci contro il dolore e gli effetti indesiderati delle terapie - commenta Furio Zucco, presidente della Società Italiana di Cure Palliative. - Ma credo che in Italia ci si debba prima occupare dell’abc delle cure analgesiche, per le quali c’è ancora molto da fare: serve, prima di tutto, la prescrizione dei farmaci oppiodi con il ricettario del Servizio Sanitario Nazionale, mentre oggi si usa ancora un ricettario speciale che molti medici di famiglia neppure vanno a ritirare. E bisogna incoraggiare l’immissione sul mercato dei derivati della cannabis, recentemente approvati con un decreto ministeriale». www.psicolife.com Psicologia e Ipnosi Terapia a Firenze

giovedì, ottobre 11, 2007

Con l’ipnosi meno dolore

Tratto da: La Stampa

Ipnosi alleata della lotta al cancro del seno. Uno studio americano pubblicato online sul «Journal of the National Cancer Institute» ne legittima l’ingresso nelle corsie dei reparti oncologici: una seduta di ipnosi prima di entrare in sala operatoria per un intervento di tumore mammario - hanno dimostrato infatti Guy Montgomery e colleghi della Mount Sinai School of Medicine di New York - riduce le dosi di anestetico necessarie, fa diminuire il dolore e i disagi pre e post-operatori, e accorcia la durata del ricovero in ospedale. In altre parole, riesce ad abbattere i costi della chirurgia di circa 773 dollari a paziente.

I vantaggi nella chirurgia del tumore al seno
Le donne che vengono operate per cancro al seno lamentano spesso dolore, nausea e debolezza prima e dopo l’intervento. Complicanze che rischiano di allungare la degenza o di favorire un nuovo ricovero in ospedale, e che a volte costringono a un’ulteriore assunzione di farmaci. Indagini precedenti avevano già suggerito le possibili virtù dell’ipnosi contro questi disagi. Benefici che gli esperti statunitensi hanno ora dimostrato in un trial clinico ad hoc su 200 donne. In particolare, gli scienziati hanno valutato gli effetti dell’ipnosi praticata un’ora prima dell’operazione.

E anche l’anestesia diventa più leggera
Le partecipanti allo studio sono state randomizzate in due gruppi: tutte venivano affidate a uno psicologo, ma mentre alcune si limitavano a dialogarci, altre venivano invece sottoposte a 15 minuti di ipnosi pre-intervento. Durante la seduta, lo specialista le accompagnava virtualmente in un mondo fatto di immagini piacevoli e rilassanti, e spiegava loro anche l’abc dell’autoipnosi per vincere eventuali sintomi fastidiosi. Gli autori hanno così osservato che in fase di intervento alle donne del gruppo ipnosi bastava un’anestesia leggera. Non solo. Queste pazienti hanno riferito meno disturbi e trascorso in media 11 minuti in meno sul letto operatorio

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lunedì, agosto 13, 2007

Analgesia e controllo del dolore

L'effetto dell'ipnosi nel controllo del dolore è noto da tempo, in era preanestesiologica, ha permesso di eseguire interventi chirurgici e di salvare vite umane. Attualmente il suo ruolo non è ridimensionato anche se le indicazioni sono cambiate.
Gli studi degli ultimi cinquant'anni, dimostrano che l'ipnosi è in grado di ridurre o eliminare un vasto numero di dolori, sia sperimentalmente (dolore ischemico, da pressione, da freddo, da caldo, da stimolazione elettrica), che clinicamente (generalmente in modo ancora più indicativo). L'ipnosi si è dimostrata inequivocabilmente superiore ad altre tecniche psicologiche, come la distrazione e il biofeedback.
Parlando di fenomenologia ipnotica si è accennato che la sensibilità può essere modulata sia in eccesso (iperalgesia), sia qualitativamente (parestesie), sia in difetto (analgesia, anestesia). L'anestesia ipnotica è stata documentata nella sua forma più eclatante in interventi chirurgici quali la tonsillectomia, l'appendicectomia, nella plastica per ernia inguinale, nella piccola chirurgia ambulatoriale, nel dolore procedurale (esami strumentali dolorosi), in numerosi interventi odontoiatrici, nel taglio cesareo, ma anche in interventi di cardiochirurgia. Si è dimostrata in grado durante l'intervento chirurgico di ridurre l'emorragia, per l'intensa vasocostrizione e successivamente di abbreviare il decorso postoperatorio, di favorire la cicatrizzazione delle ferite, di ridurre il dolore ed altri sintomi associati (ad es. nausea, vomito, prurito).
La marcia a piedi nudi sui carboni ardenti, con temperature generalmente superiori ai 600°C, è un altro esempio d'anestesia ipnotica, indipendentemente dalle modalità con cui è stata indotta.

De Benedittis ed al. hanno dimostrato in un esperimento con dolore ischemico che soggetti altamente ipnotizzabili presentavano un aumento della tolleranza al dolore del 113% verso un incremento di tolleranza di solo il 26% in soggetti scarsamente ipnotizzabili.
L'ipnosi si è dimostrata capace di alleviare sia la componente sensoriale discriminativa dell'esperienza dolorosa, sia la componente affettiva, cioè la sofferenza ed in particolare nei soggetti altamente ipnotizzabili è stato osservato un maggior effetto sulla componente motivazionale affettiva dell'esperienza stessa.
Una scissione tra la componente sensoriale - discriminativa e quella motivazionale affettiva risulterebbe responsabile della normale attivazione d'indicatori involontari del dolore quali un aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della frequenza respiratoria, della sudorazione, ecc. E' stato dimostrato che l'analgesia ipnotica non dipende da sistemi neuroumorali, come quelli endorfinergici, non è influenzata dalla somministrazione di naloxone, inoltre la sua instaurazione può essere praticamente immediata, così come il suo effetto può essere immediatamente abolito con la sola verbalizzazione dell'operatore. Il sistema endorfinergico necessiterebbe di tempi dell'ordine dei minuti per instaurare la sua azione. Secondo Wall ed al. la condizione ipnotica sarebbe in grado di modulare alcuni sistemi sensoriali afferenti come la via paleospinotalamica, sopprimendo anche alcuni riflessi segmentari locali.
Olness, Waing e Ng (1980) hanno pubblicato una ricerca pilota sul livello ematico delle endorfine in quattro bambini con malattie croniche, ben addestrati all'uso dell'autoipnosi in sede clinica per il controllo del dolore. Il training era cominciato quando i soggetti avevano dai 6 agli 8 anni e al monumento della ricerca era trascorso da un minimo di 2 ad un massimo di 7 anni, durante i quali tutti i quattro bambini si erano sistematicamente esercitati nella tecnica di controllo del dolore nel corso di regolari sedute di gruppo.
L'esperimento consisteva nel sottoporre i soggetti a puntura in vena prima allo stato di veglia e poi dopo induzione di autoipnosi con suggerimento di analgesia del braccio, eseguendo la puntura solo una volta ottenuto, a detta dei soggetti, l'effetto analgesico. I risultati dell'esame radioimmunologico non hanno rilevato alcuna presenza misurabile di endorfina nel sangue, né in ipnosi né allo stato di veglia. Goldstein e Hilgard (1975) hanno affrontato il problema da un'angolatura un po' diversa, usando Naloxone, un farmaco di cui é nota l'azione inibitoria degli effetti analgesici della morfina e delle endorfine. L'ipotesi di lavoro era che se l'analgesia ipnotica fosse mediata dalle endorfine, il Naloxone dovrebbe impedirla. E' risultato comunque che la somministrazione di Naloxone non interferiva con l'analgesia ipnotica nei loro soggetti adulti.
Varni, Katz e Dash (Russo e Varni, 1982) riassumono le strategie di ricerca usate per tentar di chiarire le implicazioni fisiologiche, neurochimiche e comportamentali delle endorfine nell'uomo. fra i metodi impiegati ci sono i seguenti: somministrazione di sostanze antagoniste dei narcotici per dislocare gli oppiati dai loro recettori; somministrazione diretta di endorfine sintetiche con osservazione delle alterazioni comportamentali concomitanti; analisi diretta di varie endorfine nel sangue e in altri liquidi biologici; misurazione diretta delle endorfine prima e dopo interventi che dovrebbero influire sull'esperienza del dolore. Finora nessuna di queste strategie ha dato prove definitive quanto al fatto che la liberazione di endorfine sia influenzata dall'ipnoterapia.
E' merito dei coniugi Hilgard la dimostrazione di una correlazione diretta fra il grado d'ipnotizzabilità ed il livello d'analgesia raggiungibile ed inoltre che l'effetto analgesico dell'ipnosi non è riconducibile all'effetto placebo, alla paura o alla suggestione, ma è un effetto specifico. Il contributo degli Hilgard alla spiegazione dell'ipnoanalgesia é partito da una dimostrazione didattica del fenomeno della sordità ipnotica, che non aveva assolutamente nulla a che fare col problema del dolore. Nel corso della dimostrazione il soggetto sperimentale, cui era stata impartita la consegna di sordità ipnotica, non reagiva a forti rumori e non rispondeva alle domande dei compagni. Un altro studente, notando che ovviamente il soggetto non aveva alcun problema con l'udito, chiese se non potesse esserci una qualche parte di lui che in realtà sentiva tutto quello che veniva detto. Il docente che guidava l'esercitazione chiese allora al soggetto di alzare un dito nel caso che una parte di lui, diversa da quella ipnotizzata, sapesse quello che stava succedendo in quel momento: il soggetto sollevò il dito e subito dopo chiese al docente di spiegargli questo suo movimento involontario.
La "parte ipnotizzata" rimase all'oscuro di tutto, mentre l' "altra parte" quando aveva il sopravvento veniva evocata da un apposito segnale, toccando il braccio del soggetto - era in grado di riferire tutto per filo e per segno. Una volta svegliato, il soggetto ricevette il segnale di sblocco dell'anestesia postipnotica e a quel punto poté ricordare tutto quello che era successo (Hilgard e Hilgard, 1975).
Hilgard ipotizzò che un meccanismo simile potesse agire nel caso del controllo ipnotico del dolore e in una serie di esperimenti dimostrarono che le cose stanno proprio così. Ai soggetti capaci di analgesia ipnotica si chiedeva se una qualche "altra parte" di loro si rendesse conto di quello che stava succedendo. In circa metà dei casi, mentre la parte ipnotizzata riferiva di non avvertire alcun dolore o quasi, l'"altra parte" denunciava un dolore più intenso. Gli Hilgard descrivono questa "altra parte" come un "osservatore nascosto", avvertendo però che questa é "una metafora di qualcosa che avviene a livello intellettuale ma non é accessibile alla coscienza della persona ipnotizzata. Non significa che ci sia una sorta di personalità secondaria che vive di vita propria - una specie di homunculus annidato nelle ombre della personalità cosciente" (Hilgard e Hilgard, 1975, pp168-169).

Eventi aspecifici dell'ipnosi nel controllo del dolore

· Defocalizzazione dell'attenzione: com'è noto l'attenzione focalizzata sull'agente lesivo e sull'area corporea interessata, potenzia la percezione dolorosa, mentre la semplice distrazione ha un certo effetto nel ridurla (innalzamento della soglia del dolore).
· Riduzione dell'ansia associata: anche l'ansia amplifica la sofferenza e una sua riduzione è particolarmente vantaggiosa nel dolore acuto.
· Effetto placebo: viene così definita qualunque metodica o procedimento terapeutico che produce un effetto prescindendo o non riconducibile ai fondamenti teorici sui quali si basa la terapia in oggetto. L'effetto è estremamente variabile in rapporto a molti fattori e sembra funzionare con via endorfinergica. Secondo Evans ponendo l'efficacia antalgica di 10mg di morfina=1, abbiamo per il placebo un coefficiente=0,56, di poco superiore a quello di una dose standard di aspirina. L'effetto placebo in un set sperimentale ha dimostrato un "peso" di circa il 16%, mentre mediamente in ambito clinico è valutabile in circa il 33% e può raggiungere il 70% se esiste un'ottima sintonia medico -paziente.
· Decondizionamento
Nel dolore cronico si può assistere alla scomparsa della patologia sottostante con la persistenza del sintomo che si automantiene anche a seguito di un rinforzo ambientale (farmaci al bisogno, riposo, comprensione del patner, ecc.)
1. Somministrare i farmaci ad orario fisso: viene tolto il rinforzo positivo del farmaco
2. Il paziente è invitato a lavorare: il riposo spesso aggrava la situazione
3. Bisogna evitare che questo tipo di comunicazione regressiva (del dolore) sia vantaggiosa per il paziente.

Eventi specifici dell'ipnosi nel controllo del dolore (Conclusioni)

L'effetto dell'ipnosi nel controllo del dolore è specifico:
- Non dipende dalle endorfine
- Non dipende da modulazioni dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene
- Non è una analgesia da stress o ansia
- Dipende dal grado d'ipnotizzabilità del paziente
- E' compatibile con un sistema di controllo elettrico o neurotrasmettitoriale (questo giustifica la rapidità con cui l'analgesia può essere indotta o rimossa).
La diagnosi è imperativa, anche qualora abbia successo, la rimozione di un sintomo senza una corretta analisi delle cause può portare danni superiori ai benefici, sia dal punto di vista biologico come evoluzione patologica della malattia, sia dal punto di vista psicologico come perdita di un compenso intrapsichico.
"Il successo della terapia nasce dall'incontro realistico delle esigenze delle parti"
Come si sottolineerà più avanti il dolore non è una struttura granitica immodificabile, forse lo è solo il dolore acutissimo, inoltre non è una sensazione che può essere abolita, ma un costrutto che può essere manipolato, costituito da un passato, un presente, un futuro. L'inconscio rappresenta una risorsa importante e insostituibile in molte situazioni, fra cui il controllo del dolore cronico.

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lunedì, luglio 23, 2007

Attacchi di Panico e Ipnosi

Il panico scatta quando c'è troppa CO2

tratto da :repubbica.it

PANICO? Una questione di CO2, anidride carbonica. La difficoltà di respirazione, infatti, manda segnali al cervello, un allarme esagerato di pericolo, per alcuni soggetti, che viene elaborato dall'amigdala, la quale fa scattare l'impulso di fuga. Come spiega Livio De Santoli, ordinario di Impianti Tecnici alla Sapienza di Roma "l'indice riconosciuto per la vivibilità di un ambiente chiuso è proprio la concentrazione di CO2 che non dovrebbe superare le 350/400 parti per milione. In molti luoghi urbani, nellla metropolitana, bus o aule universitarie, abbiamo controllato che si arriva a 2000/2500 parti per milione". Una situazione pesante per quell'1,5% di italiani che soffre di attacchi di panico. "L'anidride carbonica", sottolinea il neurologo Rosario Sorrentino "stimola alcuni recettori cerebrali localizzati nel bulbo, si tratta di "sentinelle ecologiche" dell'aria respirata che allertano il locus coeruleus che ha la funzione di pre-allarme del panico (DAP). Questi pazienti dovrebbero evitare luoghi affollati, chiusi, in cui il ricambio d'aria non è garantito". Un disturbo psichiatrico con cause multilpe, dice Giampaolo Perna, Centro Disturbi d'Ansia del San Raffaele Turro di Milano: "In tali soggetti esiste una fragilità del cervello "omeostatico", quello che presiede alle funzioni fisiologiche come il battito cardiaco, la respirazione e l'equilibrio. Nel nostro centro agiamo su più fronti: farmaci, lezioni di respiro corretto, psicoterapia comportamentale. Ora anche riabilitazione di tipo psico-vestibolare perché questi soggetti sono disorientati nello spazio". Se ne parla in Psicofitness (Sperling), scritto con Giulio Divo. (j. r. m.)
L'ipnosi agendo sulla condizioni di rilassamento e riattivando una corretta modalità respirazione permette un reapprendimento della modalità di respirazione in modo da recuperare il giusto rapporto tra ossigeno e anidride carbonica.
Per ulteriori informazioni visita questa pagina sulla respirazione lenta:Ipnosi Clinica
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venerdì, aprile 27, 2007

Osservati gli effetti dell'ipnosi

L'ipnosi un trucco? Tutt'altro, e' una tecnica che influenza l'attivita' del cervello disturbando centri superiori che controllano funzioni esecutive di alto livello. L'ha scoperto John Gruzelier, presso l'Imperial College di Londra, usando la risonanza magnetica funzionale per immagini (fRMI) per scrutare il cervello sotto effetto di ipnosi. Queste evidenze spiegano perche' sotto ipnosi le persone fanno cose che non farebbero mai spontaneamente, ha spiegato lo psicologo nell'ambito del festival organizzato in Gran Bretagna, a Exter, dall'Associazione britannica per il progresso delle scienze. Lo studioso ha osservato che il cervello funziona diversamente, avvalorando cosi' la tesi che sostiene l'utilita' dell'ipnosi in campo clinico, per esempio nella lotta al dolore. Il gruppo britannico e' arrivato alla scoperta studiando un gruppo di 24 volontari 12 dei quali molto e 12 poco suscettibili all'ipnosi. Quindi gli psicologi hanno sottoposto le persone a un test cognitivo in condizioni normali e sotto ipnosi.

Mentre i volontari svolgevano il test, gli psicologici osservavano l'attivita' del loro cervello con la fRMI, tecnica in grado di rilevare sia le aree cerebrali in attivita', sia l'intensita' del loro lavoro in tempo reale. I ricercatori hanno osservato cosi' che, senza l'ipnosi, tutti i volontari risolvevano l'esercizio e il loro cervello non mostrava discrepanze di attivita' durante lo svolgimento della prova. Durante l'ipnosi, invece, le persone piu' suscettibili mostravano un'intensa attivita' nella regione del cervello chiamata 'giro cingolato anteriore' e nel lato sinistro della corteccia prefrontale, rispettivamente implicate nella risposta agli errori e stimoli emotivi e nell'elaborazione di funzioni cognitive complesse.

Le persone poco suscettibili all'ipnosi, invece, non mostravano differenze significative nell'attivita' cerebrale in questa seconda fase dell'esperimento. Secondo Gruzelier e' quindi evidente che sotto ipnosi il cervello ha bisogno di sforzarsi di piu' per risolvere lo stesso compito, indicando appunto che qualcosa di diverso avviene al suo interno. Si tratta della prima evidenza cosi' forte e diretta dell'azione dell'ipnosi sul cervello, ha concluso lo studioso, e sara' da stimolo per ulteriori studi sulla possibilita' di utilizzare l'ipnosi in campo clinico.
Fonte: Ansa (13/09/2004)

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venerdì, marzo 30, 2007

Ansia e Attacchi di Panico

Una molecola svela l'origine di ansia e paura

Nel risultato della ricerca sull'origine di tali emozioni, anche una speranza per la messa a punto di nuove terapie per controllarle
La paura e l'ansia dipendono da una nuova molecola scoperta nel cervello, con cui si spera di realizzare terapie innovative per la cura di disturbi depressivi ed eccesso di ansia. E' il GRPR, il recettore di una piccola proteina (un peptide) che regola il rilascio della sostanza gastrina, attivo nell'amigdala, il distretto del cervello che custodisce il ricordo di eventi pericolosi e fa scattare le sensazioni di ansia e paura quando questi eventi si ripresentano.

La scoperta si deve ad una equipe di scienziati dell'Università della Colombia, guidata da Eric Kandel, Nobel per la Medicina del 2000 ed è stata pubblicata sulla nota rivista scientifica Cell. Il gruppo, sulla base di queste ricerche, suggerisce che la proteina scoperta stimoli le cellule dell'amigdala a produrre la molecola GABA, importante perché, come ricordato dagli stessi esperti, bassi livelli di GABA sono legati a depressione, ansia e panico. Questa molecola, inoltre, era già nota ai ricercatori per la sua azione inibitrice sul sistema nervoso.

I ricercatori, secondo quanto riportato, hanno raggiunto questo successo analizzando le proteine presenti nell'amigdala, zona del cervello già conosciuta come sede dell'ansia e della paura, ma di cui fino ad oggi, secondo quanto hanno sottolineato gli studiosi, non si conosceva nessun meccanismo di funzionamento.

Gli esperti hanno visto che il GRPR è molto abbondante nell'amigdala e hanno studiato delle cavie con una modificazione genetica che le rende incapaci di produrre il GRPR. Secondo quanto spiegato, gli scienziati hanno sottoposto due gruppo di topi, uno normale ed uno con questa modificazione, ad un segnale sonoro associandolo ad uno stimolo doloroso. Ripetendo a più riprese il segnale sonoro gli scienziati hanno esaminato i comportamenti dei topi. I topi modificati, senza GRPR, mostrano sensazione di paura molto più spesso dei topi normali e mantengono una marcata risposta al segnale sonoro per molte settimane dopo l'inizio del test. Però, come hanno precisato, i topi privi di GRPR non hanno alterazioni nella paura innata ed hanno una normale memoria degli stimoli pericolosi.

Per questo motivo, gli scienziati ritengono che il GRPR sia un regolatore dei livelli di GABA, molecola che a sua volta controlla le sensazioni di paura e ansia. ''Noi pensiamo - hanno detto i ricercatori in un commento conclusivo - che questa scoperta sia solo l'inizio del nostro tentativo di sviluppare un approccio di genetica molecolare per studiare i meccanismi che determinano lo stato di ansia nell'organismo".

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lunedì, marzo 05, 2007

Dolore e ipnosi

Il dolore e l'ipnosi

Sottoponendo a risonanza magnetica funzionale (fRMN) alcuni pazienti sotto ipnosi un gruppo di ricercatori del Dipartimento di medicina dell'Università Erasmus di Rotterdam e dell' Università di Francoforte, ha identificato - come viene illustrato in un articolo sull'ultimo numero di Psychotherapy and Psychosomatics - alcuni meccanismi neurobiologici della risposta al dolore.

La depersonalizzazione è caratterizzata da persistenti e ricorrenti episodi di distacco dal proprio sé, spesso con una ridotta percezione del dolore. Alterazioni negli schemi corporei simili a quelli presenti nella sindrome da deficit nella connessione limbico-corticale sono ritenute responsabili di questo fenomeno.

Nello studio i ricercatori - diretti da Christian H. Röder e Matthias Michal - hanno utilizzato l'ipnosi per indurre uno stato di depersonalizzazione in soggeti sani ben suscettibili di ipnosi ed esaminare gli schemi neuronali della percezione durante tre differenti stati di coscienza: veglia, rilassamento ipnotico e depersonalizzazione ipnotica. Lo stimolo doloroso era costituito da una scossa elettrica al polso destro.

Lo stimolo nocicettivo ha portato all'attivazione delle ben note vie del dolore, e in particolare della corteccia somatosensoriale, dell'insula e del cervelletto. Durante lo stato di depersonalizzazione ipnotica, l'attivazione è risultata fortemente ridotta nella corteccia somatosensoriale controlaterale, nella corteccia parietale (area di Brodman), in quella parietale, nel putamen e nella parte omolaterale dell'amigdala, e così pure in tutte le aree collegate alla risposta emotiva al dolore, che veniva percepito in misura estremamente ridotta.

Durante lo stato di depersonalizzazione, sono risultate peraltro meno attive tutte le aree corticali e sottocorticali coinvolte nella propriocezione, suggerendo anche la possibilità che nel corso delle cosidette esperienze di extracorporeità siano attivi specifici meccanismi neuronali.

Secondo gli autori, la tecnica adottata permetterà uno studio più approfondito dei meccanismi biologici e psicologici che soggiaciono sia ai fenomeni di autolesionismo sia a quelli che portano a disturbi di carattere psicosomatico. (gg)

tratto da: Le Scienze

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domenica, febbraio 18, 2007

Sete e Dolore: interazione e plasticità

Si ringrazia l'amico e collega Dr. Roberto Blarasin e il suo bellissimo Blog sull'Ipnosi : Sveglio (visitatelo) per i contenuti e gli articoli dal quale abbiamo ripreso questo vecchio articolo di estremo interesse.

La sensazione di sete facilita l'insorgenza della reazione dolorosa gli stimoli esterni. Lo rivela uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

“Questa è l’ennesima dimostrazione della plasticità dei meccanismi di espressione del dolore”, spiega Michael Farrell dell’Howard Florey Institute di Melbourne. “In questo caso particolare, una lieve perturbazione dei livelli di elettroliti, cioè ciò che fondamentalmente dà inizio alla sensazione di sete, è abbastanza per modificare intensità e modalità di espressione del dolore”.

Farrell ed il suo team hanno studiato la relazione tra sete e dolore in 10 pazienti. Ai partecipanti allo studio è stata applicata una leggera pressione ai pollici per indurre una lieve sensazione di dolore e sono state somministrate iniezioni saline per simulare la sete. Analizzando il flusso sanguigno cerebrale durante l’esperimento tramite PET (tomografia ad emissione di positroni) si è osservato che negli individui più assetati la sensazione dolorosa risultava più intensa. La sensazione di sete, invece, non risultava alterata dalla sensazione dolorosa.

La sete aveva causato l’attivazione della corteccia cingolata anteriore (area 32 di Brodmann) e dell’insula. L’aumentata risposta al dolore era associata sia all’aumento dell’attività nelle regioni corticali che sono correlate all’intesità del dolore che ad una attivazione specifica nel cingolato anteriore pregenuale e nella corteccia orbitofrontale ventrale, due regioni cerebrali che non vengono attivate dai due input (sete e dolore) singolarmente ma da entrambi (ciò suggerisce che in tali aree svolgano una funzione integrativa).

Questi studi suggeriscono che la corteccia limbica e la corteccia prefrontale giocano un ruolo nella modulazione del dolore durante l’esperienza della sete. Farrell ha avanzato l’ipotesi che ci possano essere circuiti cerebrali che permettono ad una sensazione di modulare l’altra, una strategia importante dal punto di vista evolutivo. Fame, sete, stanchezza e dolore ad esempio non si manifestano contemporaneamente, e questo ci permette di stabilire delle priorità: “La sensazione con le più immediate implicazioni per la sopravvivenza viene messa in evidenza”, spiega il ricercatore australiano.

Fonte: Farrell MJ, Egan GF, Zamarripa F et al. Unique, common, and interacting cortical correlates of thirst and pain. PNAS 2006
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domenica, febbraio 11, 2007

BIOCHIMISMO IN IPNOSI: RICERCHE E IPOTESI

di Claudio Beltrami

Molta patologia psichiatrica trae certamente origine da sicuro danno anatomico, ma i neurotrasmettitori, i neuromodulatori e gli ormoni [hanno un ruolo importantissimo nell'] equilibrio dinamico, che è indispensabile per il benessere e l'efficienza individuale, tra sistemi vari di trasmissione, memorizzazione delle informazioni e loro eventuale utilizzazione o repressione ai fini di un corretto feed-back comportamentale.

Esiste una bidirezionalità di influenze tra il pensiero sulla produzione di .. neurotrasmettitori, neuromodulatori e di elettroliti specifici, .. e la loro biochimica sulla formulazione delle idee e dei relativi comportamenti.

Stimoli luminosi adeguati, .. giungendo attraverso gli occhi al cervello, stimolano questo ad influire sul sistema neuroormonale, e nella fattispecie sulla produzione di noradrenalina e serotonina.

Recenti ricerche suggeriscono che la dopamina abbia un ruolo importante nella genesi di allucinazioni uditive e paranoia. Tali sintomi sembrano conseguenti al malfunzionamento di un meccanismo di selezione delle informazioni, indipendentemente dal contenuto delle stesse, ed unicamente secondario ad uno squilibrio biochimico, ben controllabile con la somministrazione di farmaci che blocchino i recettori per la dopamina. D'altronde anche nelle diverse forme d'ansia diverse correlazioni biochimiche sono suggerite dalla diversità di risposta ai trattamenti farmacologici. Un aumento della funzione noradrenergica, già implicato nella patologia depressiva provocherebbe anche attacchi di panico, mentre l'ansia generalizzata sarebbe collegata ai recettori benzodiazepinici, al GABA, al canale ionoforo e probabilmente sono coinvolti anche i sistemi dopaminergico e serotoninergico.

Che gli steroidi gonadici rappresentino potenti modulatori periferici delle attività centrali è già noto. I livelli ormonali influenzano gli stati d'animo e l'umore, [e le] modificazioni di tali condizioni psichiche agisc[o]no in modo determinante sulla funzione immunitaria.

Si è rilevata una netta diminuzione dell'attività delle cellule NK (natural killer), una diminuzione linfociti suppressor e un aumento relativo del rapporto linfociti T helper / T suppresor unito ad un'aumentata produzione di autoanticorpi, il tutto correlato con la determinazione di gradi elevati di depressione secondo il test di Hamilton (Hamilton depression scale score).

Psiche e [corpo] comunicano tra loro con vari mediatori, siano essi il sistema neurovegatativo o quello endocrino e immunitario, con una vera rete di interconnessioni effettuata da neuropeptidi, ormoni, linfochine, endorfine e recettori, centrali e periferici.

.. È di grande attualità lo studio dei rapporti tra ipertensione arteriosa e stress, con un accreditamento di un'ipotesi patogenetica psicoambientale. La definizione di stress è collegata a quella di ansia ed ai livelli eventualmente patologici di questa, e quindi della presenza nel cervello umano di una ormai nota sostanza endogena chiamata DBI. [Lo] stress è conseguenza di un'attivazione emozionale che ha la sua struttura portante nel sistema limbico, caratteristico di tutti i mammiferi. [Ma] ogni stimolo, prima di innescare una reazione emozionale, viene sottoposto ad un filtro cognitivo strutturato nella complessità dei circuiti corticali (schemi relativi all'apprendimento, alla memorizzazione ed alla capacità di rappresentazione interna, possono fungere da potenti determinanti intrapsichiche di stress).

Ogni tipo di reazione emozionale può interferire con le funzioni biologiche attraverso tre sistemi: endocrino, vegetativo, immunitario. In condizioni [normali, funzionano automaticamente], ma in condizioni particolari un controllo centrale può sovrapporsi agli automatismi. Il sistema endocrino, con i suoi input controlla prevalentemente il metabolismo cellulare con un adattamento che è in funzione dell'intensità e della durata dello stimolo.

Quelle strutture sottocorticali chiamate sistema limbico-ipotalamico e la pituitaria sono stati identificati come trait-d'union dei processi psicoemotivi con quelli biochimici conseguenti. L'ippocampo e l'amigdala [giocano] ruoli di agonista l'uno e di antagonista l'altra nel realizzare comportamenti di tipo ipnotico, [il che potrebbe spiegare come mai] in uno stato di trance ipnotica si possa[no] più facilmente ottenere variazioni importanti del biochimismo. Marcus [e] Sahalgren con l'ipnosi hanno indotto modificazioni della curva glicemica e contrastato gli effetti usuali sull'organismo dell'adrenalina, pilocarpina e atropina. Tratto da:www.Fenice.info

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martedì, gennaio 30, 2007

Ipnosi e agopuntura per alleviare il dolore da parto

New York
L'ipnosi e l'agopuntura sono due metodi promettenti per trattare e alleviare il dolore durante il travaglio e il parto, ma sono necessarie ulteriori ricerche per capire se queste due strategie, come altre terapie complementari (massaggio, rilassamento, aromaterapia, acupressione e rumore bianco) possano veramente essere d'aiuto per le partorienti.
E' quanto emerge da un nuovo studio, che ha passato in rassegna la maggior parte dei dati scientifici esistenti sulle terapie complementari e alternative per il controllo del dolore nel travaglio, ed e' stato pubblicato sulla rivista The Cochrane Library della Cochrane Collaboration, un'organizzazione che valuta le ricerche e giunge a conclusioni basate su prove riguardo alle metodologie della medicina considerando sia i contenuti che la qualita' degli studi esistenti. 'Il dolore del travaglio puo' essere intenso, e la tensione, l'ansia e la paura possono peggiorarlo', scrivono Caroline Smith della University of Adelaide, Australia, e i suoi colleghi. Molte donne vogliono partorire senza prendere farmaci e spesso si rivolgono alla medicina complementare e alternativa per avere un aiuto. La Smith e tre assistenti hanno passato al vaglio i dati di 14 studi che hanno coinvolto 1.448 donne che hanno usato diversi strumenti per gestire il dolore durante il parto. I dati dei tre test sull'agopuntura (496 donne) hanno mostrato una riduzione del 30 per cento della necessita' di farmaci contro il dolore nonche' un minore ricorso alla puntura epidurale e a farmaci come l'ossitocina, che stimola il travaglio. Anche le donne a cui era stata insegnata l'auto-ipnosi in cinque studi sull'ipnosi (729 donne) avevano molte meno probabilita' di ricorrere a farmaci contro il dolore e all'epidurale durante il travaglio. Queste donne si sono dichiarate notevolmente piu' soddisfatte del loro metodo di controllo del dolore rispetto alle donne del gruppo di controllo. Tra gli altri 'vantaggi promettenti' dell'ipnosi ci sono un accresciuto tasso di parti naturali e una diminuzione della necessita' di ricorrere all'ossitocina, fanno notare gli autori della ricerca. L'ipnosi potrebbe essere usata da sola per alleviare il dolore o in aggiunta ad altre terapie per esaltare l'effetto degli analgesici. La Smith e i suoi colleghi chiedono nuovi piu' vasti studi sull'ipnosi e l'agopuntura come sistemi per il controllo del dolore del parto. Al momento, dice il team australiano, non ci sono prove sufficienti sull'efficacia dell'acupressione, dell'aromaterapia, della terapia della musica, del massaggio, del rilassamento e del rumore bianco per il controllo del dolore del travaglio. I ricercatori concludono: 'Agopuntura e ipnosi potrebbero essere utili per il controllo del dolore durante il parto; tuttavia, il numero di donne analizzate finora negli studi e' piccolo. Poche altre terapie complementari sono state oggetto di approfonditi studi scientifici'.

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