lunedì, maggio 15, 2006

Teoria sull'Inconscio, Teoria degli insiemi infiniti. Parte III

Struttura bi-logica stratificata

Matte Blanco propone una struttura bi-logica (combinazione di logica simmetrica e asimmetrica) stratificata dell’inconscio disposta in cinque livelli che saranno tanto più "profondi" tanto più sarà maggiore la proporzione di relazioni simmetriche rispetto a quelle asimmetriche fino a giungere alla zona impensabile costituita dall’assenza di spazio e tempo.

Ogni fenomeno psichico o comportamentale può essere letto secondo differenti livelli di profondità poiché queste realtà psichiche coesistono contemporaneamente nell’uomo: "dietro ogni individuo o relazione – percepita o data in un certo modo e in un dato momento – il sé "vede" una serie infinita di individui; tutti questi soddisfano la stessa funzione proposizionale (che può essere complessa, composta cioè da diverse asserzioni) alla cui luce l’individuo o la relazione in questione viene percepita, vista o vissuta in questo momento. Se l’attenzione dell’osservatore resta concentrata sul primo livello, quello della coscienza, allora egli sarà solo cosciente dell’individuo concreto; se si lascia permeare dai livelli sottostanti, questa infinità si dispiegherà davanti a lui, sebbene in modo inconscio. Ad abbracciare questa serie infinita vi è una sola unità: la classe o insieme. Questo a sua volta è vissuto come una unità." (pp. 189-190)

Ecco i cinque livelli descritti da Matte Blanco:

a) il livello degli oggetti coscienti e ben delimitati che corrisponde al livello del pensiero asimmetrico [...] Qui predomina la logica classica aristotelica

b) il livello delle emozioni più o meno coscienti dove vigono simmetrizzazioni molto ben delimitate a livello cosciente come quelle che si manifestano, ad esempio, nell’innamoramento accanto ad un buon funzionamento del pensiero asimmetrico;

c) il livello di simmetrizzazione della classe per cui cose tra loro equivalenti diventano identiche: conseguenza fondamentale di questa simmetrizzazione è che ogni individuo diventa la classe e, di conseguenza, acquista tutte le potenzialità di quest’ultima [...]

d) il livello di progressiva simmetrizzazione di classi sempre più comprensive: simmetrizzazione così estese possono caratterizzare il funzionamento mentale di alcuni stati schizofrenici;

e) i livelli più profondi che hanno come limite matematico l’indivisibilità: da questo punto in giù la quantità di simmetrizzazione è così grande che il pensiero, che richiede relazioni asimmetriche, è gravemente compromesso. Il limite concettuale è il modo indivisibile allo stato puro, dove ogni cosa diventa ogni altra cosa e dove le relazioni tra le cose sono tutte teoricamente contenute in ogni singola cosa che l’intelletto riesce a cogliere." (pp. LXIV-LXV)

Quindi possiamo dire che l’essere simmetrico non si manifesta mai da solo nell’uomo si può soltanto dispiegare e tradurre nella dimensione spazio-temporale dell’Essere asimmetrico. Quindi si può parlare di pensiero ibrido, di una bi-logica costituita da queste due logiche presenti nell’animo umano.

In questo senso non è esatto dire che al posto dell’Es deve addivenire l’Io poiché "l’Es non può mai diminuire la sua grandezza: è sempre infinito e non può essere sostituito dall’Io" (p. 332)

Si potrebbe anche ipotizzare che l’Essere asimmetrico emerge come "un gruppo limitato di funzioni dagli insiemi infiniti del nostro essere simmetrico" (p. 115)

Questa sembra essere l’ipotesi per la quale propendeva anche Freud quando individuò nell’Es la nostra vera realtà psichica:

"Un individuo è dunque per noi un Es psichico, ignoto e inconscio, sulla cui superficie poggia l’Io, sviluppatosi dal proprio nucleo, il sistema P." (Io e l’Es)

Secondo Matte Blanco lo scopo della psicanalisi è più che altro mitigare l’irruzione massiccia del livello simmetrico profondo (per esempio panico, fobie, psicosi) così come l’asimmetrizzazione forzata che viene messa in atto per controllare e delimitare l’esperienza simmetrica patologica (ossessioni), per giungere così a un’equilibrio della psiche.

Ciò accade anche nella terapia cognitiva quando attraverso il metamodello si intende asimmetrizzare ciò che fino a quel momento era simmetrico in modo patologico. Tramite questo processo si può giungere al massimo a "illuminare con la luce della coscienza" il quarto livello di "profondità" descritto da Blanco traducendolo in termini asimmetrici.



I fondamenti del pensiero

Matte blanco parte dal presupposto che non è possibile sviluppare alcun sistema logico senza il concetto di psazio-tempo e quindi senza la distinzione, la divisibilità e la relazione tra le cose:

"Sembra, ora, evidente che nessuna logica, nessun universo di discorso di qualsiasi ordine, [...] può in alcun modo essere o essere sviluppata se previa o contemporanea ad esso non vien fatta una distinzione tra qualcosa e qualcosa d’altro e cioè la distinzione tra due qualcosa." (p. 364)

Ciò porta Matte Blanco ad affermare che ogni discorso logico è formato almeno da una triade costituita da S, SE e R, dove S sta per Something, SE per Something else e R designa la relazione tra i due elementi in questione.

Potremmo definire questo principio anche come la natura duale dell’universo del pensiero. Lao Tze affermava qualcosa di simile quando diceva: "Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È così che essere e non essere si danno nascita fra loro". Ma ad ogni modo la totalità dell’Essere simmetrico rimane per noi ineffabile: "Il Tao che si può nomare non è l’eterno Tao".

Prendiamo un’asserzione come "a è identico a se stesso". Anche tale asserzione implica un S e un SE: "sebbene sia vero che il designato di a è solo uno, la sua rappresentazione in termini di logica non è una ma duplice: una nella posizione di referente e l’altra in quella di relato nella relazione di identità." (p. 365).

E questo è anche il paradosso implicito nell’esortazione "Conosci te stesso" poiché l'Io come soggetto dovrebbe restare distinto dall'Io come oggetto pur restandogli identico. In realtà l’Io osservante e l’Io osservato si co-creano a vicenda, si può anche dire che nell’atto di conoscersi l’Io rimane diviso da sé stesso.



I connettivi logici

Nella logica proposizionale i connettivi consentono di formare enunciati composti (hanno perciò la funzione di R) e sono:

La negazione (non), la disgiunzione (o), la congiunzione (e), l’implicazione, l’equivalenza.

Quindi "nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di relazione. Poiché, d’altra parte, il calcolo proposizionale tratta combinazioni di proposizioni con altre proposizioni, ne segue che nessun calcolo proposizionale può essere sviluppato senza il concetto di qualcosa e qualcosa d’altro." (p. 367)

Ne consengue che ogni componente della triade viene definita da ogni altra e non può esistere senza le altre.

Qui ci troviamo di fronte alla circolarità e al paradosso proprio nel cuore della logica: il tutto non può esistere senza le parti e le parti senza il tutto ma chi viene prima?

"È evidente che, almeno da un certo punto di vista, ogni membro della triade è più semplice della triade stessa. Eppure nessuno di essi può esser concepito o descritto senza gli altri due o, forse, senza la triade. Questo fatto può essere espresso dicendo che il semplice è definito in termini del complesso o che la logica inizia dal complesso per arrivare al semplice. D’altra parte è ugualmente vero dire che non potremmo concepire la triade – come il suo nome dimostra – se non avessimo l’idea dei suoi elementi. Così, definiamo il semplice in termini del complesso e il complesso in termini del semplice. La triade di S, SE ed R è, perciò, un altro esempio della circolarità basica che esiste nella zona di partenza della logica." (p. 374)

Le sorprese chiaramente non finiscono qui perché ogni membro della triade non è solo inconcepibile senza gli altri due ma è a sua volta descritto in termini di un’altra triade così via fino all’infinito, è come se trovandoci davanti a una triade o a un solo elemento della triade fossimo in contatto con l’intera costruzione del pensiero: "ogni enunciato o proposizione, anche se espressa in termini di una triade, comporta in realtà una miriade di triadi con le loro rispettive relazioni" (p. 381)

Per esempio se prendo un vocabolo del dizionario e voglio cominciare a studiarne tutte le possibili diramazioni mi troverò a utilizzare gran parte se non tutto.

La stessa teoria della "semiosi illimitata" di Charles S. Peirce prevede che i segni rimandino ad altri segni all’infinito, e fino all’infinito viene rimandata la possibilità di individuare un referente materiale.

In effetti la credenza in un Sé centrale è pura illusione, è soltanto il senso dell’ego quello che emerge da una serie di catene di associazioni linguistiche senza fine. Quindi torniamo al discorso di Freud: "Un individuo è dunque per noi un Es psichico, ignoto e inconscio, sulla cui superficie poggia l’Io, sviluppatosi dal proprio nucleo, il sistema P."

Ad ogni modo occorre ricordare che non c’è un punto di partenza privilegiato all’interno di questa rete di triadi poiché qualsiasi nodo della rete può condurci a tutti gli altri: "ogni volta che abbiamo un pensiero, e quindi un fatto, abbiamo in esso tutto il mondo: nessun fatto (pensiero) è separato dal resto del mondo, cioè da tutti i fatti: un fatto (quindi un pensiero od un concetto logico) non può esserci senza tutti i fatti (pensieri o concetti logici) cioè, senza tutto il mondo e questo vale per ogni fatto" (p. LX)

E questa è una ulteriore circolarità ancor più "ampia" di quella presente all’interno delle triadi.

Ma poniamo per un attimo di non voler tener conto di questi paradossi e diamo per scontato che un sistema logico costituito secondo il principio di asimmetria è perfettamente accettabile poiché si basa su alcuni presupposti tra cui il principio di non contraddizione.

A questo punto, se ci soffermiamo un attimo, ci rendiamo conto che non è possibile dimostrare la verità del principio su cui poggia il nostro pensiero poiché dovremmo fa riferimento di nuovo al principio stesso dando per scontata la sua verità, un’impresa che solo il Barone di Münchhausen è stato in grado di compiere quando salvò se stesso e il proprio cavallo dallo sprofondare in una palude tenendosi sollevato per il suo stesso codino.

"Detto in altre parole, vista con il pensiero e la logica, la base della logica e del pensiero non ha, essa stessa, una base logica perché in logica non si può impiegare come base o fondamento del principio dei concetti che sono espressione o conseguenze dell’applicazione del principio... Dunque se guardiamo con il pensiero (e non possiamo guardare che con il pensiero) all’interno delle basi del pensiero e della verità, ci troviamo con qualcosa che, vista con il pensiero, ci sembra essere un vuoto assoluto insondabile, che ci risucchia verso qualcosa che è alieno al pensiero." (p. LXI)

Per poter dimostrare la completezza e la coerenza del sistema occorrerebbe uscire dal sistema preso in esame e ricorrere a una serie di metateoremi a loro volta indimostrabili se non con un ulteriore meta-metateorema e così via fino all'infinito poiché qualsiasi sistema non riesce a dimostrare la sua coerenza all’interno della propria struttura.

Tutto ciò ci porta al Teorema di Gödel sulla Indecibilità, secondo il quale nessun sistema può dimostrare se stesso a partire da se stesso.

È la questione paradossale che sorge anche quando affermiamo "Io sto mentendo" e quando Wittgenstein nel Tractatus (4.442) afferma: "Una proposizione non può enunciare, di se stessa, che è vera", al che Watzlawick risponde: "Peccato, tuttavia, che anche questa frase sia una frase che dice qualcosa su se stessa, proprio come quella che ho appena pronunciato." (Paul Watzlawick, Il codino del Barone di Münchhausen, Feltrinelli, 1989 Milano, p. 151)

Il teorema ci insegna che tutte le assiomatizzazioni coerenti dell'aritmetica contengono proposizioni di cui non si può dimostrare né la verità né la falsità (è questa la natura del paradosso) a meno che questo sistema sia per l'appunto incoerente oltre che chiaramente autoreferenziale e non falsificabile se teniamo conto anche degli apporti di Popper.

Per concludere, possiamo riassumere che nessun sistema formale per quanto complesso sia, potrà dimostrare la propria completezza e coerenza senza dover ricorrere a metateoremi a loro volta nuovamente indimostrabili. Ma ciò che a prima vista potrebbe apparire come un limite può portare anche alla constatazione che non c'è una verità finale e definitiva che possa farci giungere all'immobilità e alla cristallizzazione del pensiero e della creatività umana.

Anche il procedimento della presa di coscienza di sé è teoricamente un procedimento che può continuare all’infinito poiché prima o poi si raggiungono le propaggini di un altro inconscio: l’inconscio sopracosciente anch’esso non completamente esplorabile.

Ciò non dovrebbe stupire perché già l’infinita riflessività della coscienza su sé stessa fa intuire che abbiamo a che fare con un insieme infinito.

In effetti, la coscienza possiede la peculiare caratteristica di non aver bisogno di rivolgersi a sé medesima: nell'atto di percepire un oggetto possiamo essere coscienti e al contempo immemori di noi stessi travolti nel flusso delle nostre percezioni e rappresentazioni interiori.

Perché la nostra coscienza di second'ordine possa essere riconosciuta come tale occorre una coscienza di terz'ordine che possa riflettere sulla precedente tramite una sorta di percezione interiore.

Un piccolo esempio chiarirà questi concetti:

I° ordine: percezione sensoriale della mela

II°ordine: verbalizzazione "Questa mela è verde"

III° ordine: Sto pensando che "questa mela è verde"

IV° ordine: Sto pensando di pensare che "questa mela è verde"

e così via all'infinito.

Poiché questo processo deve necessariamente fermarsi da qualche parte (anche se teoricamente potrebbe continuare all'infinito) occorre postulare allora un "inconscio sopra-cosciente".

Per esempio il teorema del matematico Dedekind che nel suo trattato "Essenza e significato dei numeri" (1888) dimostrò l'esistenza di un numero infinito di sistemi proprio a partire dalla nostra attività di pensiero cosciente:

"Il mondo dei miei pensieri, cioè l'insieme S di tutto ciò che può essere oggetto del mio pensiero è infinito. Infatti se s è un elemento di S, anche il pensiero s1 che s possa essere oggetto del mio pensiero è un altro elemento di S".

Lo stesso Cantor arrivò a postulare l’"infinitizzazione" dell’intelletto umano:

"La finitezza dell’intelletto umano viene invocata spessissimo come argomento per sostenere che solo i numeri finiti sono pensabili... Se, però, si dimostra che l’intelletto può, in un senso ben determinato, costruire e distinguere l’uno dall’altro anche dei numeri infiniti cioè soprafiniti o si dovrà dare alle parole "intelletto finito" un senso più generale... oppure – e secondo me è questa l’unica soluzione giusta – anche all’intelletto umano si dovrà concedere, sotto certi aspetti, il predicato "infinito". Le parole "intelletto finito", che sentiamo tanto spesso, sono a mio giudizio del tutto improprie; per quanto la natura umana sia limitata – e lo è davvero – essa ha moltissimi punti di contatto con l’infinito; anzi se non fosse essa stessa infinita sotto certi aspetti, quella salda certezza e fiducia nell’essere dell’Assoluto nel quale sappiamo di essere tutti uniti in maniera inspiegabile. Io sono convinto, in particolare, che l’intelletto umano abbia una disposizione illimitata alla costruzione, passo dopo passo, di intere classi numeriche che stanno in un rapporto determinato coi modi infiniti e le cui potenze sono via via crescenti.

to be continued...

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